Nati oggi: Pablo Neruda

113 anni dalla nascita di Pablo Neruda

Neruda

Il poeta Pablo Neruda è nato  infatti il 12 Luglio 1904 a Parral ed è morto a Santiago del Cile il 23 Settembre 1973. Scelse per firmare le sue opere lo pseudonimo di Pablo Neruda, in onore dello scrittore e poeta ceco Jan Neruda, nome poi riconosciutogli anche a livello legale.

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Pablo Neruda

Pablo Neruda, Non t’amo se non perchè t’amo

Pablo Neruda, Non t’amo se non perchè t’amo

Ci avviciniamo all’appuntamento dell’anno con l’amore e non potevo non considerare Pablo Neruda, il poeta che tratta la materia come fosse materia divina, scusate il gioco di parole!

“Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.”

Se fosse stato ancora in vita, avrebbe sicuramente detto che le sue poesie migliori trattano di natura sociale, invece,  possiamo dire che Pablo Neruda è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per la sua poetica carica d’amore.

Questa è la mia preferita in assoluto, la conosco a memoria sin dall’adolescenza. Ciò che mi piace è come descrive  e ripete le parole “ti amo”. E quando la leggevo in gioventù speravo di provare un “ti amo” così forte. Tutto sommato lo devo ringraziare. E il “ti amo” oggi è proprio così.

Nei primi versi è palese l’importanza dell’attesa, aspettare l’arrivo della persona amata è un cocktail di emozioni, ti prepari per ore, sorridi e fantastichi sul tempo da trascorrere insieme, hai paura che la tua storia possa finire quindi cerca di godertela il più possibile, oppure addirittura stai male! Tutti questi stati d’animo crescono e crescono fino ad implodere nel momento dell’incontro.

Nella seconda strofa parla di odio, l’odio è consequenziale all’amore, è implicito nell’amore. Quante volte abbiamo amato e odiato. E abbiamo litigato, sbraitato o addirittura evitato un saluto per odio, o meglio per amore. Poi dice “la misura del mio amore è non vederti e amarti come un cieco”. A chi non è capitato? Essere distanti e non vedersi oppure stare a pochi metri l’uno dall’altro ma non potersi vedere. E’ questa la cecità dell’amore.

Allora si trascinano intere stagioni, fino ad arrivare a Gennaio dove c’è poca luce, le giornate sono corte e la pazienza è sempre minore. E così questa attesa, che non sai se finirà e come finirà diventa impavida. Diventa pazzia e malattia.

Poi la poesia culmina, termina, tracolla in “t’amo a ferro e fuoco”. Il mio ti amo a tutta passione. Indelebile ed incurabile.

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Marina Arnone