Il piacere

Il piacere di D’annunzio. Note passionali e decadenti.

Il piacere di D’annunzio. Note passionali e decadenti.

Seguitando la nostra scia dell’amore, oggi ho estratto poche righe da il Piacere di Gabriele D’Annunzio

Il piacere

 

Più precisamente ci troviamo nel momento in cui il personaggio principale dell’opera Andrea Sperelli, dopo essersi innamorato di Elena Muti, donna che fece soffrire il suo cuore; dopo esser stato ferito durante un duello, si allontana dalla città e si rifugia nella villa della cugina dove incontra un’altra donna Maria Ferres. Ecco la sua dichiarazione:

“Ella seguitava a camminare, lentamente, sotto i brillanti alberi che le stendevano in sul capo le ciocche pendule, i bianchi e rosei grappoli delicati.

– Credetemi, Maria, credetemi. Se ora mi dicessero di abbandonare ogni vanità ed ogni orgoglio, ogni desiderio ed ogni ambizione, qualunque più caro ricordo del passato, qualunque più dolce lusinga del futuro, e di vivere unicamente in voi e per voi, senza domani, senza ieri, senza alcun altro legame, senza alcuna altra preferenza, fuor del mondo, interamente perduto nel vostro essere, per sempre, fino alla morte, io non esiterei, io non esiterei. Credetemi. Voi mi avete guardato, parlato, e sorriso e risposto; voi vi siete seduta accanto a me, e avete taciuto e pensato; e avete vissuto, accanto a me, della vostra esistenza interiore, di quella invisibile e inaccessibile esistenza ch’io non conosco, ch’io non conoscerò mai; e la vostra anima ha posseduta la mia fin nel profondo, senza mutarsi, senza pur saperlo, come il mare beve un fiume… Che vi fa il mio amore? Che vi fa l’amore? E’ una parola troppe volte profanata, un sentimento falsato troppe volte. Io non vi offro l’amore. Ma non accetterete voi l’umile tributo, di religione, che lo spirito volge a un essere più nobile e più alto?

– Ella seguitava a camminare, lentamente, col capo chino, pallidissima, esangue, verso un sedile che stava sul limite del bosco riguardante la sponda. Come vi giunse, vi si piegò a sedere, con una specie di abbandono, in silenzio; e Andrea le si mise da presso ancóra parlandole.”

Qui Andrea parla di qualcosa di ultraterreno e ultratemporale. Parla di affidare la propria vita all’anima di Maria, senza ripensamento alcuno. Leggendo questi versi, io mi immagino quella passeggiata diventata sempre più tumultuosa, proprio come lo stato d’animo di Maria, donna sposata con figlia a seguito, che capisce che da li a breve prederà il controllo di se stessa, fino a quando si siede e si abbandona. Il suo corpo come la sua mente stanno cedendo contro la sua volontà, ma cosa potrebbe fare contro il Piacere? Potrebbe mai combattere l’amore? Decide di piegarsi a questo e tormentarsi.

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Marina Arnone

Pablo Neruda

Pablo Neruda, Non t’amo se non perchè t’amo

Pablo Neruda, Non t’amo se non perchè t’amo

Ci avviciniamo all’appuntamento dell’anno con l’amore e non potevo non considerare Pablo Neruda, il poeta che tratta la materia come fosse materia divina, scusate il gioco di parole!

“Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io ti amo,
senza fine t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.”

Se fosse stato ancora in vita, avrebbe sicuramente detto che le sue poesie migliori trattano di natura sociale, invece,  possiamo dire che Pablo Neruda è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per la sua poetica carica d’amore.

Questa è la mia preferita in assoluto, la conosco a memoria sin dall’adolescenza. Ciò che mi piace è come descrive  e ripete le parole “ti amo”. E quando la leggevo in gioventù speravo di provare un “ti amo” così forte. Tutto sommato lo devo ringraziare. E il “ti amo” oggi è proprio così.

Nei primi versi è palese l’importanza dell’attesa, aspettare l’arrivo della persona amata è un cocktail di emozioni, ti prepari per ore, sorridi e fantastichi sul tempo da trascorrere insieme, hai paura che la tua storia possa finire quindi cerca di godertela il più possibile, oppure addirittura stai male! Tutti questi stati d’animo crescono e crescono fino ad implodere nel momento dell’incontro.

Nella seconda strofa parla di odio, l’odio è consequenziale all’amore, è implicito nell’amore. Quante volte abbiamo amato e odiato. E abbiamo litigato, sbraitato o addirittura evitato un saluto per odio, o meglio per amore. Poi dice “la misura del mio amore è non vederti e amarti come un cieco”. A chi non è capitato? Essere distanti e non vedersi oppure stare a pochi metri l’uno dall’altro ma non potersi vedere. E’ questa la cecità dell’amore.

Allora si trascinano intere stagioni, fino ad arrivare a Gennaio dove c’è poca luce, le giornate sono corte e la pazienza è sempre minore. E così questa attesa, che non sai se finirà e come finirà diventa impavida. Diventa pazzia e malattia.

Poi la poesia culmina, termina, tracolla in “t’amo a ferro e fuoco”. Il mio ti amo a tutta passione. Indelebile ed incurabile.

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Marina Arnone

Egoismo del respiro

Egoismo del respiro il romanzo di Giada Strapparava

Egoismo del respiro il romanzo di Giada Strapparava

Egoismo del respiro: L’egoismo è quella grande forza che unisce tutti gli uomini, ma allo stesso tempo li divide.

Egoismo del respiro

L’egoismo del respiro è il frutto di un lavoro di introspezione che l’autrice ha fatto su se stessa e che ha poi proiettato sul mondo. Rappresenta la primitiva coscienza umana che attraversa le varie fasi della vita, dove la luce si mescola inevitabilmente con il buio. Narra sotto la voce di una mente criminale e malata quello che il mondo vive quotidianamente, ma che non ha il coraggio di accettare.

L’egoismo del respiro non è altro che un flusso di bisogni che ha creato l’uomo per sentirsi continuamente appagato di un qualcosa che in realtà non esiste. Colton Miller, il protagonista del romanzo, rappresenta l’esatto prototipo dell’essere umano. Interpreta l’egoismo, che si trasforma in forza, che finisce per essere debolezza.

Rappresenta almeno per un secondo ogni individuo nel mondo, solo che le persone non lo ammetterebbero mai. Il sentirsi debole abbatte, come il sentirsi pazzo. Ma ognuno di noi nel suo piccolo si è sentito almeno per un breve tempo corroso dalla vita, dall’egoismo dalla vita e dalla grande tristezza di non essere capito e questo genera rabbia, ma ammettere di essere sull’orlo della pazzia crea vergogna.

Colton Miller non rappresenta altro che le debolezze dell’uomo, racchiuse in un essere che cerca di rincorrere un’ideale che è impalpabile come l’aria. Odia principalmente l’ipocrisia e i limiti che l’uomo si inserisce nella mente e che poi non rispetta. Odia vedere i grandi valori persi nel tempo e le idee rendersi impalpabili come l’aria. Anche se poi, lui come esatta rappresentazione umana è il primo a peccare, ma qui sta il senso: l’egoismo dell’uomo di non accettare i suoi limiti e di vedere come potenziali peccatori altri uomini che non sono altro che il riflesso di se stesso.

Che cosa pensate voi in merito all’egoismo?

INDIA

INDIA – diario di viaggio in versi su un semestre trascorso in solitudine attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet, Kashmir

INDIA – diario di viaggio in versi su un semestre trascorso in solitudine attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet, Kashmir

Schermata 2016-01-21 alle 12.25.31India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza,come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. Come ogni libro di poesia, questo libro è una testimonianza spirituale. Quello che leggerete è un diario di viaggio in versi, un viaggio di cinque mesi compiuto in solitudine e via terra nel 2013 attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. Una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, in cui i versi si offrono al servizio della geografia dell’India e dell’anima e viaggiano con lo scrittore, attraverso il subcontinente indiano. Nicolas Bouvier ha scritto: “Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po’ tanto vale restare a casa”. È così che questa esperienza ha profondamente rinnovato la sua poetica: il sottotitolo – Complice il silenzio – allude a una voce poetica fievole, dimessa e impermanente come l’India che osserva, immersa nel fascino eterno di culture abitate dal primordiale. Al culmine dell’esperienza dell’India scrisse: “Mi sento a casa/ e mi sento appena/ trovo pace in quest’assenza”. All’interno dell’opera alcune fotografie del viaggio concorrono nel restituire “un’idea dell’India”, chiude infine il volume una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia.

Schermata 2016-01-21 alle 12.26.28Luca Buonaguidi ha pubblicato in poesia I giorni del vino e delle rose, Ho parlato alle parole e sono in uscita INDIA – complice il silenzio. Ha ideato e organizzato con la comunità di base delle Piagge Altrofest nella periferia di Firenze, un festival completamente gratuito di economia alternativa, consumo critico, creatività e cultura di due giorni per due anni con ospiti come Franco Loi, Bobo Rondelli, Don Andrea Gallo, Maurizio Maggiani e tanti altri. Laureato in Psicologia Clinica, già tutor per studenti disabili e operatore presso una comunità terapeutica, conduce seminari esperienziali sul carattere antropologico, espressivo e terapeutico della poesia e progetti di scrittura creativa con utenza caratterizzata da disabilità cognitiva e motoria. Vive oggi in un paese di una decina di anime sull’Appennino tosco-emiliano per riscoprire l’importanza di essere piccoli.

Homo Ridens

‘Homo Ridens’ le ultime poesie di Marilina Ciociola

‘Homo Ridens’ le ultime poesie di Marilina Ciociola

Oggi parliamo un po della giovane e frizzante scrittrice Marilina Ciociola e dei suoi versi ‘Homo Ridens’ che esprimono il suo punto di vista sulla realtà dei nostri giorni

Schermata 2016-01-21 alle 12.03.26Marilina Ciociola è una scrittrice molto giovane che nasce a Manfredonia, un paesino in provincia di Foggia, nel 1985, autrice de ‘Homo Ridens’. Da sempre appassionata di tutto ciò che riguardi il campo umanistico ma aperta a qualsiasi altra disciplina e alla sperimentazione; il desiderio della scrittura è frutto della confluenza di questa curiosità ma soprattutto della voglia di mettersi alla prova nel testare la propria capacità di creare nuovi suoni, stupori poco indagati.

Esordisce con il suo libro ‘Come bere un bicchier d’acqua: istruzioni’, una silloge di poesie che non vi aspettate, da bere tutto d’un sorso. Non si tratta sicuramente di poesie solite ma di flussi di coscienza da cui ho cercato di eliminare filtri e impostazioni; ermetiche e di non facile accesso ma vicine al mio sentire la realtà.

Aprire un varco nelle cose, uno sguardo nuovo ma non per questo da considerare migliore. Nuovo e basta.

Ora alle prese con un nuovo fascicoletto di poesie ‘Homo Ridens’, ancora una volta sarcasmo e ironiche dispute alla portata del lettore. Ancora una volta versi, immagini e parole lasciate libere di trasformarsi di fronte a nuovi occhi. Bizzarre interpretazioni, schiocchi di dita, rallentati battiti di ciglia…in leggera ripresa la razionalità rispetto ai componimenti di qualche anno fa. L’obiettivo sempre lo stesso: riprodurre la realtà vista da me, il più possibile priva di compromessi e con la ricerca della parola e della sensazione appropriata come centro focale. Riprendere il controllo nel momento in cui il lasciarsi andare invade spazi non permessi, inquadrature caleidoscopiche; un vortice di forzature da affiancare alla naturalezza, alternanze non spiegate. Ognuno svolga il suo compito di lettore, dia nuova speranza alla composizione.

Deserto Nero

Deserto Nero, il libro inedito di Andrea Biscaro

Deserto NeroDeserto Nero, il libro inedito di Andrea Biscaro

Dopo il successo di “Buon sangue non mente” e “La finestra murata”, Andrea Biscaro torna alla ribalta con un progetto analogo di autoproduzione da collezione Deserto Nero.

Si tratta di “DESERTO NERO”, libro inedito in tiratura limitata numerata che l’autore realizzerà soltanto per i suoi lettori più fedeli.

Il Deserto Nero è u inedito che parte da un numero concreto che poi darà vita a dei percorsi differenti. Questo numero è il cinque. Come le dita di una mano, come le punte di un pentagono. Un viaggio nelle tenebre della nostra coscienza attraverso 5 racconti di nero splendore. Cosa succede se l’irrazionale irrompe di colpo nella vita di un cinico, scettico miscredente? (“Post mortem”)

Un famoso scrittore torna nei luoghi della propria infanzia con la speranza di rincontrare poesia e giovinezza: ci riuscirà? (“L’albero”)

Tutto è finito: il mondo, l’umanità, il pensiero. Resta solo una sterminata landa, cupa e desolata. O forse no? (“Deserto nero”)

Cosa nasconde quel tale alla panchina del primo binario? Perché ha tanta fretta di partire? (“Binario 1”)

Una donna bellissima passa sempre alla stessa ora nell’estate torrida della città deserta. Chi è realmente? (“Lilith”)

L’autore: Andrea Biscaro ha 36 anni. Vive all’Isola del Giglio. Con la sua amata compagna di vita e di lavoro, Ilaria, abita in una casa bianca sulla spiaggia. Qui, tra gatti, fiori e tanta fantasia, scrive romanzi, canzoni e libri per ragazzi. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo: il thriller storico “Nerone. Il fuoco di Roma” (Castelvecchi 2011, Lit 2012, Fabbri 2015), il libro-cd “Ballate della notte scura” scritto a quattro mani con il padre di Dylan Dog, Tiziano Sclavi (Squilibri 2013, Repubblica XL 2013), il libro di racconti a sfondo ecologico “Mal di terra” (Progedit 2013), il thriller “Il Vicino” (Safarà 2014) e il giallo che ha spopolato questa estate “Sangue d’Ansonaco” (Effigi 2015). L’ultima sua uscita è il volume “Fantasmi. Sette storie inattese tra magia e folklore” (Progedit, 2015).

Il bivio

Il bivio di Arrigo Geroli

Il bivioIl bivio di Arrigo Geroli

“Qualcosa di invisibile mi scivola lentamente in gola ostruendo la faringe, ma sono uno che manda giù tutto. Tutto. Così non muoio” (pag. 3). Un incipit che dà una prima idea di ‘il bivio’: la vita e la morte.

Con Il bivio Arrigo Geroli ci trascina in una realtà animata da ‘personaggi in cerca d’autore’, ossessionati dal bisogno di amare e di essere amati, dal pregiudizio e dalla solitudine. La trama si snoda su due piani narrativi: uno predilige il racconto in prima persona, quello che vede protagonista Achille, voce narrante; uno quello in terza persona, i capitoli in cui si narra la storia di Christian e della sua ricerca di Angelina, scomparsa misteriosamente.

Di cose da ingoiare Achille ne avrà, tra cui la separazione dalla moglie, la relazione con Jenny, la paura di essere tradito, anche dagli amici. Alla narrazione di Achille si contrappone quella di Christian, spostando l’ambientazione da Milano a Bruxelles, passando per Lione. Dopo la morte prematura della moglie Christian si ritrova a fare i conti con rimorsi e rimpianti, ma il tempo non potrà curare le sue ferite perché “Tutto il male che era venuto dopo non era imputabile a nessun altro se non a lui” (pag. 36).

Come un regista, Geroli tenta di comprendere la realtà per cambiarla, trasformando i personaggi in attori di se stessi o di altro da sé, “Forse ci troviamo su un palco e non lo so. Stai attenta, Jenny, perché c’è della gente che sta giudicando il nostro esercizio d’improvvisazione e ride di noi” (pag. 49). A dispetto dell’armonia, il mondo è immerso nel caos e andando oltre l’apparente verità “Lo spettacolo ricomincia. È inutile… tutto inutile” (pag. 51). Due storie che, come le strade, si incroceranno al bivio fondendosi e confondendo anche il lettore più attento.

Il bivio di Arrigo Geroli è un romanzo introspettivo che predilige un linguaggio semplice e immediato, caratterizzato da uno stile schietto, rabbioso e mai banale. Un libro da leggere tutto d’un fiato.

PREMIO BARONE COVER

“PREMIO DON VINCENZO BARONE”: UN CONCORSO LETTERARIO SULLA CALABRIA, SUGLI USI E SUI COSTUMI

L’associazione culturale “Carnem Levare” di Scalea (CS) propone un concorso letterario di caratura nazionale, denominato “PREMIO DON VINCENZO BARONE” e dedicato ad un compianto sacerdote calabrese noto non solo per l’opera svolta in ambito clericale, ma anche per essere stato un noto autore e pubblicista sulla Calabria sulle tradizioni e sui popoli.
Nel ripercorrere lo spirito del sacerdote Don Vincenzo Barone, il concorso, appunto, dedicato alla Calabria, ai relativi usi, costumi, tradizioni e storia, si articola nelle sezioni di Saggistica, Narrativa, Teatro e poesia con la sezione speciale dedicata alle opere edite come monografie, romanzi, articoli di riviste, ecc.
Alle sezioni teatro e poesia si può concorrere anche con opere in vernacolo.
Il concorso tende a valorizzare tutto ciò che attiene alla Calabria, ma, soprattutto i dialetti calabresi, caratterizzati da detti e proverbi con forte espressività.
Aperto alle isole linguistiche presenti in Calabria…arbreshe,occitanica e grecanica, il bando del concorso può essere visionato e scaricato dai siti web dell’associazione o dello stesso premio www.carnemlevare.blogspot.it  www.premioletterariobarone.onweb.it
La serata finale con la pubblicazione dei vincitori del concorso si terrà a Scalea (CS), Comune ove ha sede l’associazione organizzatrice, nel mese di luglio in data da determinarsi.

johnKEATS

Il poeta dal nome scritto nell’acqua

di Mario Raimo

Se ti raccontassi una fiaba? La magica storia di un uomo, un poeta:  perso nella sua romantica illusione e legato a un amore così artisticamente sentito e così fatalmente vissuto? Tutto distrutto da una malattia incombente e feroce quanto l’oblio da cui scappava?

Caro lettore ti starai forse chiedendo dove è il tanto atteso lieto fine. Ti starai forse chiedendo dove finiscono i sogni, le speranze, le aspettative di una giovane mente viva come quella di quest’uomo.

Ed ecco.. eccole lì che lentamente appaiono le tanto decisive parole, ecco che scorgi il tanto desiderato “vissero felici e contenti”, tra le lettere di un nome che corrisponde a quello di John Keats.

E il suo lieto fine lo sta davvero vivendo, grazie al senso di infinità e suggestione che riuscito a dare alle sue poesie, grazie al cuore che è impresso in esse e viene fuori ad ogni suggestione, ad ogni metafora, come un battito sempre vivo. Il genio di questo poeta, che quasi sprofonda all’interno del periodo artistico in cui vive, come se una pietra legata ai suoi piedi, lo portasse giù, in oceano fatto di pensieri,  sensazioni,  paure, angosce. E proprio in questa discesa, in cui Keats incontra lo scontro titanico tra il reale e l’ideale, è proprio qui che lottando per risalire e prendere una boccata d’aria dell’eternità che solo l’arte può regalare, apprende la lezione più importante: la concretezza del reale. Il mondo fisico, quello sensoriale, la limitatezza di questa sfera che lo porta ad ammettere che sono “dolci le udite melodie, ma più dolci le non udite”.

Più di chiunque altro conobbe e riconobbe quanto la vita sia fugace. Quanto sfugga al nostro pensiero e soprattutto al nostro cuore. Ed ecco qui un’altra grande lezione a noi svelata: la semplice accettazione di tutto ciò. Arrendersi? Abbandonarsi all’oblio dell’inesorabile fine? No. Non avrebbe mai potuto.

Keats sapeva bene quanto la vita fosse piena di bellezza, fondamento su cui basa la sua poetica. E fondamento su cui inizialmente basa anche la sua vita, portandolo a vivere una visione molto pessimistica di questa. Allora dove risiede il cambiamento? Dove risiede il rinnovamento dell’animo in Keats?

Nel capire, purtroppo nell’ultimo periodo della sua vita, la stretta unione che esiste tra Vero e Bellezza. La verità è una delle poche vie, se non l’unica che abbiamo, per scoprire la bellezza della realtà umana e in qualche modo l’unico mezzo per sopravvivere ad essa. In questo senso la bellezza diviene la caratteristica principale della verità, figlia della fugacità della vita e guscio di protezione per il fragile animo di Keats.

“Dolci le udite melodie, più dolci
le non udite; dunque voi, soavi
flauti, all’orecchio no, più care all’anima
sonate melodie prive di suono.
Bel ragazzo, cessare tu non puoi
sotto gli alberi il canto, né quegli alberi
essere nudi; audace amante, mai
tu puoi baciare benché quasi a mèta;
pur non ti dolga, ella non può sfiorire
benché tu gioia non ne colga, sempre
tu l’amerai ed ella sarà bella.”

J.Keats

A-BOCCA-CHIUSA

A bocca chiusa

Un nonno, ex-camionista, arrabbiato con il mondo e con la gente, vive tra mura silenti e tetre, “animando” la casa con la sua presenza oscura e pesante, come fosse uno spettro. Il bambino, lasciato solo, passa il tempo costruendo, su un tappeto rosso, un mondo fantastico con i mattoncini Lego: un area di confine del suo spazio di libertà, della sua spontaneità creativa di bambino. Quando Luca, un ragazzino che abita nello stesso stabile di periferia, porta il protagonista in un mondo reale, fatto di bici all’aria aperta, il dramma esploderà : il vecchio inizierà a lasciare il bambino sotto il sole nel terrazzino della casa, indifferente al caldo e senza fornirgli né acqua né cibo. Luca porterà fisicamente lontano da quella prigione familiare il bambino, e sarà allora però che la violenza covata genererà violenza, e lo vedrà diventare una belva assetata di sangue, perché ormai il legame creato con quella casa va ben oltre il tempo trascorsovi. “A bocca chiusa”, romanzo d’esordio di Stefano Bonazzi edito da Newton Compton, racconta la genesi di un assassino. (altro…)