Intervista a Paolo Bertulessi

Oggi abbiamo intervistato lo scrittore Paolo Bertulessi, autore del libro Esitenze proibite, edito da Le Mezzelane Casa Editrice. L’autore ci ha raccontato che ama definire il suo libro come “un noir on the road ammantato di paranormale” e tanto altro ancora.

paolo bertulessi

Benvenuto Paolo, vuoi raccontare ai lettori cosa si prova a scrivere?

Parlo per me: quando scrivo provo emozione, ma è un’emozione che mi distende e crea in me desiderio: un irresistibile desiderio di continuare e di creare, di plasmare frasi e dialoghi, di inventare personaggi e situazioni che si muoveranno in storie frutto della mia fantasia.

Quando mi siedo a scrivere vengo posseduto da una voglia incontenibile e paragonabile soltanto alla voglia di fare sesso; quello che più sorprende anche me è la fluidità del mio scrivere, vale a dire che non redigo brutte copie, al limite prendo qualche appunto se il mio cervello è in fase di gestazione e ha la necessità di nutrire l’embrione di un manoscritto.

Ho due postazioni diverse per scrivere e ognuna di loro mi stimola in modo diverso: una è il mio studio, un ambiente estremamente confortevole che ho realizzato su misura per me, in pratica un salotto personale dove mi isolo e viaggio; la seconda è il negozio nel quale lavoro, la mia enoteca per asporto: quasi tutti i giorni scrivo tra un cliente e l’altro, senza alcun problema di concentrazione e con il computer portatile perennemente acceso.

In realtà non c’è stato un preciso momento nel quale ho sentito di non poterne fare a meno, forse anche perché ho sempre scritto, anche per altri che poi hanno pubblicato ciò che ho scritto per loro;  per diversi anni mi è bastato questo: fare il ghostwriter, un piccolo mercenario della scrittura.

I temi in classe di italiano erano per me puro svago, dove però riversavo tutta la mia passione per la scrittura e per un certo linguaggio aulico.

Quando hai deciso di pubblicare i tuoi scritti e perché?

Come  ho già detto, ho sempre amato scrivere, ma la vera svolta è avvenuta quando ho sentito il desiderio di essere pubblicato; tutto è avvenuto in concomitanza di una grave malattia di mio figlio contro la quale, purtroppo, ancora lottiamo: questa mia opera prima è stata scritta in buona parte durante le ore trascorse accanto a lui, vicino al suo letto, tra le corsie e nelle sale d’aspetto di diversi ospedali; prendere appunti e pigiare con impeto i tasti del mio computer mi dava forza, ma mai quanta ne dimostrava e ne dimostra  ancora il mio giovane uomo.

Nella mia testa le parole scorrevano come un fiume in piena, incuranti degli ambienti e delle situazioni di vita che ogni giorno mi circondavano, anestetizzando in parte la mia sofferenza e riversando rabbia di vivere nei protagonisti del mio romanzo: ancora adesso mi risulta difficile leggere ad alta voce, anche davanti a una sola persona, certi brani del mio romanzo…è dura, molto dura riuscirci senza versare almeno una lacrima.

Sentii subito che questo mio manoscritto non sarebbe rimasto chiuso a lungo in un cassetto, troppa parte della mia vita vi è racchiusa… e così è stato, anche grazie alla Casa Editrice Le Mezzelane che ha creduto nella mia opera e mi ha fatto crescere: un doveroso encomio voglio rivolgerlo alla iperattiva direttrice editoriale Rita Angelelli, alla insostituibile Capo editor Maria Grazia Beltrami e a Gaia Cicaloni, la formidabile designer autrice della meravigliosa copertina.

Ci racconti di cosa tratta il tuo libro Esistenze proibite?

Questo mio libro è la mia opera prima: si tratta, come amo definirlo, di un noir on the road ammantato di paranormale; il romanzo è dominato da una strepitosa triade di protagonisti talmente diversi l’uno dall’altro da fondersi assieme: lo so, sembra quasi un ossimoro, ma è proprio così.
Una gioventù pronta ad ardere tra le fiamme della bramosia di denaro, della perversione, della più spietata arroganza, del crimine e dei falsi valori; ma anche purezza assoluta e bellezza divina, quella della eterea adolescente Aneta; lei, meravigliosamente autistica e sensitiva, è il vero fulcro della storia.
Ho voluto trattare il tema dell’autismo con estrema delicatezza, e penso di esserci riuscito racchiudendolo in una icona come Aneta, un essere speciale come lo sono tutte le persone autistiche (e questo ve lo posso assicurare).
Nella mia opera vi sono anche momenti molto struggenti, come il rapporto puro tra Traxebru e Rebecca: due persone che si sfiorano sentimentalmente per poi amarsi alla fine.
Non mancano l’arte e la poesia, trattate sotto diverse forme… i lettori se ne accorgeranno.
E poi in tanti si domanderanno l’origine di quello strano nome: Traxebru… sebbene il personaggio provenga dalla Romania, leggetelo al contrario, forse capirete.

esistenze proibite

Hai mai vissuto il famoso “blocco dello scrittore”?

Non so nemmeno cosa sia il famigerato “blocco dello scrittore”.

Devo invece far fronte a un mio personalissimo problema: l’eccesso di ispirazioni e il conseguente scrivere in modo compulsivo.

Edifico trame appena sveglio, durante il giorno, in bagno e durante la notte: a volte i sogni sono miei complici, come a volte, per me, nasce prima un titolo dal quale poi sviluppo una trama.

Volete una dimostrazione pratica di questo? Ho già terminato il secondo romanzo, sono a buon punto con il terzo e ho già imbastito la struttura narrativa del quarto; senza contare che, a tempo perso e solo quando fortemente ispirato, sto componendo, come si compone un minuzioso mosaico, la mia prima raccolta di poesie contemporanee, per me una piccola sfida nella quale voglio cimentarmi.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Cosa faccio oltre a scrivere? Voglio invertire l’ordine dei fattori, anche perché, come già dimostrato, il risultato non cambia: oltre a essere titolare di un’enoteca bene avviata in provincia di Padova e a praticare l’attività di personal trainer (sono stato pugile dilettante, insegnante di fitness e bodybuilder), scrivo con passione.

E poi leggo, leggo e ancora leggo: il mio leggere è compulsivo, ma molto selettivo.

Da lettore, quali libri preferisci?

Parlando da lettore, non ho un genere preferito: amo spaziare tra diversi generi, ma l’opera deve riuscire a  conquistarmi; tanto amo l’azione a partire da un incipit, tanto adoro la profondità nei dialoghi.

Qualche esempio? “Sulla strada”, di Jack Kerouac, “Furore”, di John Steinbeck, “Tropico del Cancro”, di Henry Miller, “Lolita”, di Vladimir  Nabokov… e poi l’immenso Hank, alias Charles Bukowski , nella sua opera omnia;

Quando leggo devo viaggiare, questo è quanto.

Una menzione d’onore la dedico a Oriana Fallaci, a mio parere la più grande scrittrice italiana mai esistita.

Una citazione che rappresenti te?

Una citazione che può rappresentarmi è farina del mio sacco: non importa ciò che si scrive, quello che importa è che ogni singola parola sia incisa sulla propria pelle e nella propria anima.

Una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura?

La scrittura è la pittura della voce”- Voltaire.

Grazie, Paolo!


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Buona lettura!

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