Intervista ad Annalisa De Stefano

Siamo lieti di ospitare nel nostro salotto virtuale Annalisa De Stefano, autrice del libro Un nessun dove verissimo.

Annalisa De Stefano

Vi ho già parlato di Un nessun dove verissimo: un romanzo sulla lettura, oggi proviamo a conoscere meglio la scrittrice Annalisa De Stefano.

Diamo, innanzitutto, il nostro benvenuto ad Annalisa e le chiediamo di raccontarci cosa si prova a scrivere e  quando si  è accorta che non poteva farne a meno.

Scrivere è innanzitutto una forma di realizzazione personale, un atto creativo, a prescindere dal fatto di pubblicare o meno e dall’eventuale successo di uno scritto. E’ come dipingere, cantare e leggere. Tutte attività che mi piace definire “magnificamente inutili”, ovvero volte a coltivare se stessi e non al raggiungimento di un utilità pratica.

Credo che anche i più grandi scrittori o artisti, quelli che della loro arte riescono a fare un mestiere, riescano a conservare questa dimensione dell’inutile, come valore aggiunto dei propri lavori.

Non mi piace questa definizione del “non poter fare a meno” di scrivere; si sente spesso, a me sembra molto teatrale. Credo che scrivere possa diventare necessario e urgente quando si abbia qualcosa da dire, non necessariamente agli altri. Scrivere è comunicazione, anche quando si tratta del diario segreto. Allora può accadere che si senta l’esigenza di raccontare un’esperienza; non è detto, poi, che debba necessariamente uscire dalla sfera privata. Scrivere mi ha sempre aiutato a riordinare le idee, a capire meglio ciò che sentivo; in quei casi è ovvio che si tratta di un lavoro destinato a se stessi, anche se ogni tanto da questi scritti nasce un’ipotesi di lavoro più ampia.

Quando hai deciso di pubblicare i tuoi scritti e perché?

Non direi che ho scelto di pubblicare. Ho scelto di scrivere un romanzo, questo sì. Di arrivare fino in fondo alla storia che avevo deciso di raccontare e di vederla tutta su carta. La pubblicazione del mio romanzo, Un nessun dove verissimo è stata la conseguenza di questo percorso.

Un percorso che, peraltro, ho avuto la fortuna di poter fare nell’ambito di un progetto bellissimo denominato Nonameslab, organizzato dalla Associazione Evart Arte ed Eventi, che è anche la mia casa editrice.

In sostanza, ho frequentato un corso di scrittura creativa, al termine del quale era prevista l’ideazione e la redazione di un romanzo, con possibilità di pubblicare. Ancorché Nonameslab sia un progetto collettivo, finalizzato alla redazione di un lavoro in comune fra più autori, nel mio caso – per una serie di coincidenze (non so ancora se fortunate o meno) – mi sono ritrovata a portare a termine da sola il mio progetto. La casa editrice mi ha sostenuto dall’inizio alla fine, facendomi partecipare attivamente anche alla fase dell’editing. Alla fine ho pubblicato e anche imparato moltissimo.

Di cosa tratta il tuo libro “Un nessun dove verissimo”?

Come ho detto, Un nessun dove verissimo è il mio primo romanzo. La storia racconta di un giovane scrittore, diventato famoso grazie a una serie poliziesca e un po’ per caso, che a un certo punto si ritrova in crisi: contrariamente a come accade di solito, ha ideato quattro personaggi, tutti diversi tra loro, ma non ha una storia da raccontare.

Flavio, il protagonista, prima di poter ricominciare a scrivere, dovrà capire cosa rappresentano quei personaggi, rivedendo la sua vita e affrontando ciò che ha lasciato in sospeso.

In effetti è un libro sulla lettura, sulla scrittura, sul particolare rapporto che lega un autore al suo lavoro.

Finora il libro è stato accolto molto bene dal pubblico e recentemente ha vinto il secondo premio per la narrativa dell’ XI edizione concorso nazionale “AlberoAndronico”.

E’ un riconoscimento molto gratificante, al di là del premio in sé, proprio perché questo romanzo racconta la mia idea di scrittura ed è stato per me un lavoro molto personale.

Annalisa De Stefano

Ti è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

Non proprio; credo che quando si è pronti a comunicare qualcosa, la scrittura arrivi da sé. Personalmente, ho parecchie remore a scrivere se non sono convinta del progetto. Poi, certo, ho mille idee, prendo molti appunti.

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Tutt’altro. Sono un avvocato e un docente. Mi occupo di diritto di diritto di famiglia e di diritto minorile. In effetti, di solito scrivo per lavoro; articoli a carattere scientifico.

Da lettrice, quali libri preferisci?

Non ho un genere preferito, dipende molto dal momento. Credo che qualsiasi storia, anche la più banale, se ben scritta e di contenuto, possa veicolare un messaggio importante. Negli anni ho scoperto di avere avuto dei pregiudizi, su un autore o su un genere, poi rivelatisi del tutto infondati. Oggi provo a non averne e spesso rimango piacevolmente sorpresa.

Ci descrivi il tuo rapporto con la scrittura?

Credo che il mio rapporto con la scrittura sia definito benissimo dal titolo del mio libro, Un nessun dove verissimo. La finzione letteraria crea uno spazio interno di fantasia, eppure vero come ogni altro rapporto umano. In questa dimensione personalissima i personaggi e la storia diventano reali al punto di rendersi autonomi. E lo stesso può dirsi per la lettura. In fondo, quando l’autore pubblica un romanzo, affida il suo lavoro ad altri. Non è detto che sarà apprezzato, non è detto che quello che ha investito emotivamente sia ciò che verrà colto dal lettore. Ancora, non è detto che rileggendo il medesimo libro a distanza di tempo, quello stesso lettore non ci trovi qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non riusciva a vedere.

Grazie, Annalisa!

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Buona lettura!

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