Intervista a Gabriele Zen

gabriele zen

Oggi ha risposto alle nostre domande lo scrittore Gabriele Zen, che ci ha parlato di tante cose e del suo ultimo libro: “Federico – Autobiografia non autorizzata di un disoccupato pratese ai tempi della crisi”Benvenuto Gabriele, ci racconti cosa si prova a scrivere? Quando ti sei accorto che non potevi farne a meno?

Ho iniziato a scrivere a 17 anni circa: un romanzo intitolato “Circa Hermes”, una roba tristissima che trattava la ricerca del senso ultimo delle cose. A metà mi sono bloccato, in parte perché a 17 anni era improbabile che io riuscissi a rispondere al quesito che mi ponevo, ed in parte perché mi mancavano le tecniche. Non ho trovato il senso ultimo delle cose, ma ho trovato un corso di scrittura creativa.

La mia esperienza è che si scrive perché si deve scrivere. Perché per alcuni più di altri la scrittura è il canale di espressione privilegiato per poter lasciare andare. E si scrive solo quello che si deve scrivere in quel preciso momento.

L’uso che ne ho fatto io è stato terapeutico, per quanto a quei giorni non ne fossi consapevole. Sono stato senza elaborare qualcosa come scrittura creativa per circa 10 anni, forse semplicemente perché avevo messo ordine un pezzo della mia vita. Non ho abbandonato la scrittura in quegli anni: l’ho approfondita studiando autobiografia e cercando limiti e confini tra scrittura di sé e scrittura fantastica; per poter finalmente decidere di propendere per la convinzione che questi limiti non esistono, se non per gli accademici.

Poi un giorno è tornato il bisogno di riprendere la penna. Lo stile era cambiato completamente, niente a che vedere con le atmosfere lugubri e terrificanti dei miei scritti adolescenziali e post adolescenziali. È uscito fuori un personaggio meravigliosamente folle e poetico. Ho scoperto di essere diventato adulto. Di essere cambiato. Altri i bisogni con cui fare i conti. Quindi se volessi dare oggi una definizione direi che per me la scrittura creativa è “un atto di riflessione sul proprio mondo interiore, in un preciso momento della vita, al quale, per una probabile presunzione, si vorrebbe far partecipare tutto il mondo”.

Penso si possa smettere di scrivere al patto di rinunciare alla ricerca di se stessi e conseguentemente consegnarsi alle definizioni che il mondo esterno ci impone.

La decisione di pubblicare il tuo libro, invece, quando è arrivata?

Ho tenuto nel cassetto il mio libro per un anno. Lo immaginavo impubblicabile per tutta una serie di ragioni: una struttura particolare e sicuramente non ortodossa, temi trattati che sicuramente mi avrebbero ridotto il numero di amici se fosse stato letto con uno sguardo acuto, la forte connotazione pratese del testo.

Di cosa trattano i libri che hai pubblicato finora?

Il libro che ho scritto prima è “Manuale di Scrittura Autocreativa”, un self help che desidera proporre una terapia a chi lo legge proprio tramite la scrittura; un testo che condensa anni di studi dando vita ad un vero e proprio percorso di scrittura terapeutica. Un testo più unico che raro, talmente raro che anche la sua pubblicità e distribuzione non è stata fatta e ad oggi rimane praticamente sconosciuto.

Il mio ultimo libro si intitola “Federico – Autobiografia non autorizzata di un disoccupato pratese ai tempi della crisi”. È un libro grottesco, cinico e mi hanno detto divertente, che intende trattare l’epoca contemporanea. Penso abbia diversi livelli di lettura. Federico può essere considerato un pazzo depresso o un illuminato a secondo dell’agio che il lettore prova vivendo nella propria società. Penso che Federico sia uno spaccato sociologico sulla società dell’incertezza, dove tutto ha senso e niente ha senso, condito di polemica e irriverenza, dove non esiste pietismo alcuno e ogni forma di politicamente corretto viene meno; dove il tripudio di follia e indecenza che attraversa le pagine si mostra come il tentativo di un sociologo disoccupato di ricreare forme di comunità solidale tra esseri umani.

gabriele zen

Ti è capitato di vivere il famoso “blocco dello scrittore”?

Premetto che non mi ritengo uno scrittore, piuttosto un divulgatore di scrittura. Magari mi potessi bloccare, significherebbe che avrei del tempo per scrivere. Riesco infatti a scrivere scrittura creativa una volta l’anno, quando sono in ferie; in termini tecnici, ho un mese di tempo duro (quello dello scrivere) e 11 mesi di tempo morbido (dove raccolgo le idee).

Oltre a scrivere, cosa fai nella vita?

Sono un assistente sociale libero professionista e faccio tutto tranne il lavoro che svolge l’A.S. nello stereotipo collettivo. Lavoro per un’agenzia di servizio sociale che si occupa di progettazione e reperimento fondi su scala nazionale. Porto avanti il mio studio dove mi occupo di consulenza sociale di cura (cura dell’identità della persona, un approccio terapeutico che affonda le sue radici nella sociologia). Divulgo la scrittura tramite la mia equipe di S.E. Scrittura Esperienziale, proponendo laboratori di scrittura creativa, scrittura autobiografica, e scrittura autocreativa. E alla fine faccio scrivere gli altri e non ho tempo di scrivere io. Quest’anno ho avuto la grande soddisfazione che una mia ex corsista è stata selezionata come vincitrice di un concorso e pubblicherà il suo primo libro.

Da lettore, quali libri preferisci?

Ormai non leggo che saggi e trattati per lavoro.

Scegli una citazione che rappresenti te.

“Solo chi è capace di sognare è in grado di progettare il proprio futuro.”

Scegli una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura.

Mi auto-cito, visto che l’ho scritta grazie a questa intervista: “La scrittura è un atto di riflessione sul proprio mondo interiore, in un preciso momento della vita, al quale, per una probabile presunzione, si vorrebbe far partecipare tutto il mondo”.
Grazie, Gabriele!


 

Dove seguire Gabriele Zen:

www.scritturaesperienziale.com

www.scritturaautocreativa.com

 

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