Intervista a Mario Rotolo

Ecco a voi l’interessante chiacchierata virtuale con lo scrittore Mario Rotolo.

mario rotolo

Ciao Mario, da dove vieni? Cosa fai nella vita?

Ho passato l’infanzia in un paesino di montagna isolato dal mondo in provincia di Salerno, ma da quando ho cominciato la scuola mi sono trasferito in città. Nel 2015 mi sono iscritto all’Università Degli Studi Di Salerno, dove tutt’ora frequento il terzo anno del corso di laurea in Scienze Della Comunicazione

Come è entrata la scrittura nella tua vita e che parte occupa attualmente?

Non credo che si possa definire un momento in cui la scrittura entri nella vita di qualcuno. Sarebbe più corretto, a mio parere, dire che sia la vita stessa ad entrare nella scrittura. Nel mio caso, la scrittura è sempre stata parte di me, fin dalla prima infanzia in cui mi facevo ruzzolare la mia piccola testolina nel tentativo di scrivere poesie con risultati abbastanza osceni. Crescendo, a causa di tutte le influenze esterne di cui tutti noi siamo bersaglio, la scrittura venne sommersa da tutto il resto, rimanendo solo un ombra, almeno fino a quando a quindici anni non mi fu regalato il mio primo vero libro, On the road di Jack Kerouak – mai smetterò di ringranziare quell’ Ivan Pergasi che me lo regalò. Cominciando a leggere in maniera costante, la mia vita si immerse in maniera sempre più irreversibile nel bisogno di scrivere. Il punto di non ritorno avvenne a diciannove anni quando, dopo aver scritto una manciata di racconti, l’amicizia con il musicista salernitano Paolo Pecoraro e la sua band, i Paramount, e con un numero sempre maggiore di persone furono per me una una tempesta di ispirazione. Mi appassionai alla musica Rock e decisi di prendere le persone che avevo in torno e renderli personaggi di un romanzo

Stili una scaletta prima di scrivere o segui l’ispirazione?

Non sono mai stato il tipo di autore capace di schematizzare le cose che scrivevo. Sono ancora alle prime armi come autore e non sono ancora capace, purtroppo o per fortuna, di dissimulare o simulare sentimenti per esprimere nello scritto la sensazione che chiede la scaletta. Per questo e altri motivi – di genere più che altro- ho deciso di declinare l’invito della bibbia dei personaggi e delle scalette, dedicandomi completamente a “cavalcare” la penna.

Hai già pubblicato dei libri? Quali?

Nel luglio del 2017 ho pubblicato il mio primo romanzo: Rock City- Il blocco degli artisti; con la casa editrice LFA Publisher di Lello Lucignano.

rock city

Scegli una citazione che rappresenti te.

Come faccio ormai da quasi sei anni, per rappresentarmi sono costretto a rubare le parole di uno digli scrittori che più mi ha ispirato: Chuck Palahniuk. Palahniuk nel romanzo Soffocare scrive:”Mi piacerebbe tanto un bel giorno riuscire a vivere facendo cose giuste invece di limitarmi a non fare quelle sbagliate”. Nient’altro da dire.

Come descriveresti, invece, il tuo rapporto con la scrittura?

Questa volta non mi servirò delle parole di altri per esprimere il concetto. Dire semplicemente Odi et amo sarebbe troppo riduttivo, anche per me. Il mio primo incontro con la scrittura riesco a spiegarlo solo prendendo ad esempio il film Trainspotting, la scena in cui al Volcan, Mark Renton vede Diana per la prima volta. Sono rimasto affascinato dalla sua forza. Per la prima volta mi sentivo in grado di parlare dopo una vita di mutismo. La scrittura mi capiva ed io capivo lei, o almeno ci provo. Non mi definisco uno scrittore, non mi sento ancora all’altezza. Io sono uno che scrive, e ha sempre scritto, perché non può permettersi uno psicologo. Ho superato parecchi blocchi, buttando centinaia di fogli sporchi di cenere di sigaretta e birra, o whisky che fosse. La scrittura è capricciosa, un  giorno ti tiene sul tetto del mondo e quello dopo non ti regala neanche un sorriso. In fin dei conti però non mi sono scelto una cattiva strada.

Link alla pagina di Mario Rotolo qui

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