Intervista a Domenica Lupia

Oggi conosciamo meglio Domenica Lupia, scrittrice esordiente che ci riserverà tante sorprese.Domenica LupiaBenvenuta Domenica, raccontaci un po’ di te.

Vivo in un piccolissimo paese del Piemonte da due anni ma provengo dalla Calabria, dalla provincia di Catanzaro, da un piccolissimo paese chiamato Belcastro, vuoto.  Ora sono in Piemonte ma non mi definisco piemontese, non mi sento di appartenere neppure a questo posto.

Nella vita per lo più resto chiusa a casa, sono lievemente agorafobica e sociopatica, non amo le persone e non amo le loro abitudini, preferisco stare per fatti miei. Sono un grafico e un artista disoccupato, passo il tempo facendo colloqui di ogni tipo, aiutando il mio compagno a svolgere il suo lavoro di personal trainer e ascoltando musica, disegnando e scrivendo.

Quando hai cominciato a scrivere?

La scrittura è entrata nella mia vita a livello generale come succede a tutti: a scuola devi svolgere dei temi, fino alle elementari, composizioni, dalle medie in su, temi veri e propri. Al liceo classico non avevo molta voglia di studiare e a scuola mi annoiavo molto, preferivo spendere il mio tempo a contatto con l’arte ma, in primo liceo, l’equivalente quindi del terzo anno di scuola superiore, conobbi uno dei due docenti che avrei poi stimato maggiormente nella mia vita. Era un vecchio signore barbuto con i segni della poliomielite addosso, straordinariamente colto e straordinariamente moderno. Fu lui a percepire che avessi una qualche forma di talento per cui, quotidianamente, mi sottoponeva delle sfide, ogni giorno diverse. Un giorno il tema aveva una lunga traccia, un giorno la traccia era brevissima: una parola soltanto. A volte c’erano tre tracce, a volte nessuna. Io non facevo nulla per la prima mezz’ora, poi mi mettevo a scrivere e consegnavo tutto entro un’oretta scarsa e lui mi spediva fuori dalla classe a fumare perché altrimenti disturbavo. Lui mi insegnò che se volevo scrivere dovevo avere il coraggio delle mie parole, che avrei dovuto dire sempre esattamente ciò che volevo dire, senza censura, senza tabù. Che dovevo essere pronta a giocarmi tutto, a vincere o a perdere tutto con le mie parole. Così feci. Un giorno consegnai un tema nel quale, l’ultima frase era composta quasi totalmente da parolacce, lo consegnai comunque: o sarei stata espulsa o avrei preso un dieci. Presi un dieci. Più o meno lo stesso feci il giorno del diploma. Ho continuato a scrivere da quel momento, fatta eccezione per alcuni anni occupati per lo più da disagio fisico e psicologico. Ho ricominciato a scrivere da un paio d’anni ed è venuto fuori un romanzo che ho spedito alle case editrici e che ha fatto immediatamente colpo. La scrittura oggi è parte di me come lo sono le radici dei miei capelli o le mie unghie. Qualsiasi cosa mi porta a scrivere e scrivere mi permette di fare qualsiasi cosa: mi confesso, mi perdono, mi guarisco, mi eccito. La scrittura, come forma d’arte, mi consente di fare tutto, di commettere qualsiasi crimine, o qualsiasi miracolo.

Hai già pubblicato dei libri?

Non ho ancora pubblicato dei libri. Il mio primo romanzo sarà pubblicato dalla casa editrice Le Mezzelane. Al momento non è ancora in fase di editing ma controllo periodicamente l’elenco per rendermi conto del tempo che passa.

Una citazione che rappresenti te?

“Sono sazio di violenza, ora ho voglia di depravazione”.

(Dorian Grey da “il ritratto di Dorian Grey” di Oscar Wilde)

Una citazione che rappresenti il tuo rapporto con la scrittura?

“La amo più di quanto gli squali amano il sangue”.

(Frank Underwood – House of cards).

Grazie, non ci resta che aspettare l’uscita del libro! 

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