Recensione COSÌ FU AUSCHWITZ di P. LEVI

Recensione COSÌ FU AUSCHWITZ di P. LEVI 

Recensione COSÌ FU AUSCHWITZ

L’orrore in pillole

Sull’orrore avvenuto nel cuore dell’Europa il secolo scorso sono stati scritti molti libri, ma quello che sto per recensire ha qualcosa di particolare. Si tratta di una raccolta di testi che Primo Levi, insieme al compagno di prigionia, il medico Leonardo De benedetti, scrisse in varie occasioni circa ciò che aveva vissuto durante il suo anno di internamento in lager.Il primo documento che la raccolta ci offre è il rapporto che lui e De benedetti redassero, su richiesta dei russi, circa le condizioni igienico-sanitarie del campo. Quel che  viene fuori è un testo davvero agghiacciante. Leggendolo, ci si presentano davanti agli occhi, in tutta la loro crudezza, le condizioni disumane cui erano sottoposti i prigionieri. Se precedenti letture non erano bastate a farsene un’idea, in questo rapporto ci si sbatte il muso. Vi è la dimostrazione di quel che Primo Levi definì in SE QUESTO È UN UOMO, “violenza inutile” , nonché il progetto di morte senza  veli. Prima l’annientamento psicologico : il ridurre l’essere umano allo stato di creatura vestita di stracci i cui unici pensieri sono procacciarsi il cibo ed evitare di prender botte; poi quello fisico, totale, nel crematorio. Seguono poi deposizioni nei vari processi tenutisi a carico dei nazisti ed interventi in occasione di commemorazioni, mostre ed altri eventi. In ciascuno di questi testi , ritroviamo il Primo Levi di SE QUESTO E’ UN UOMO, LA TREGUA e I SOMMERSI E I SALVATI, con tutti i suoi tratti salienti. La memoria, “strumento meraviglioso, ma fallace” che deve, quindi accompagnarsi alla ricerca e al vaglio delle fonti, cosa che Levi fa con certosina scrupolosità, per assicurarsi di raccontare i fatti cosi come sono avvenuti, senza falsature ed errori, perché ciò è essenziale affinché i fatti vengano appresi e compresi. Da ultimo, il cruccio degli interlocutori. Il profondo dolore provato quando la gente si rifiuta di ascoltare e se ne va. Il sollievo quando , invece, la voglia di ascoltare, di capire, c’è. Dalla raccolta nel suo complesso , si capisce ancora meglio come Primo Levi avesse fatto della testimonianza un dovere ferreo, una missione, verso se stesso, verso chi non è tornato e verso le generazioni future. Adempiere a questo dovere scrivendo fu la sua ancora di salvezza, la sua chiave per reinserirsi nel contesto civile portando la sua esperienza. Anche se alla fine il trauma del lager lo spinse a togliersi la vita, credo si possa comunque dire che la scrittura lo ha salvato, così come salva tutti quelli che ad essa si rivolgono e si dedicano. Questa raccolta di testi, unita a tutte le opere di  Levi, è essenziale per capire la storia recente, nonché un ottimo strumento per ricerche sull’argomento. Lo consiglio vivamente da leggere e analizzare.

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