Odissea in Europa

Recensione LA TREGUA di PRIMO LEVI 

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Odissea in Europa

Abbiamo lasciato Primo Levi nel campo appena liberato dai russi. Verrebbe da esser contenti , di tirare un sospiro di sollievo, poiché il nemico è caduto e la lunga guerra sembra finita. Ma le cose sono un po’ più complicate.  Che fare adesso? Tornare a casa, ovvio, ma come fare senza mezzi?  LA TREGUA è , per l’appunto, il racconto del lungo e faticoso viaggio di ritorno del protagonista.Un ritorno insperato, reso amaro dalla lenta e disorganizzata burocrazia russa e dalla difficile situazione  del vecchio continente, uscito distrutto dal conflitto. Per l’autore-protagonista è l’inizio di una lunga , lenta odissea attraverso l’Europa. Accolto inizialmente in un campo di raccolta a Katowice, lui e pochi altri sopravvissuti, vengono dapprima portati verso Odessa, poi , senza sapere perché, spediti al nord nella Russia Bianca, dove rimangono due mesi. Un periodo breve ma infinito ,in cui il tempo non occupato dal procacciamento del cibo è impiegato dal rimpianto della patria lontana, che forse non vedranno più. L’animo piegato dall’inerzia e dall’incertezza. Finché , inaspettatamente, il giorno tanto atteso arriva e , dopo trentacinque giorni di viaggio, il protagonista rivede finalmente la sua casa. Rivedere l’Occidente , però, non è motivo di gioia, per Primo e i suoi compagni. Ora  che è a casa, l’improvvisa presa di coscienza della mostruosità di ciò che ha subìto gli cade addosso come una trave. Per un attimo prova un microscopico desiderio di risarcimento. Ma subito dopo un altro pensiero gli si affaccia alla mente. Che quel che ha subito, perché non  accada mai più, non  deve cadere nel dimenticatoio e, come superstite, sente su di sé il dovere di raccontare quel che gli è successo. Di farsi testimone dell’orrore accaduto nel cuore dell’Europa. Per  sé stesso, per chi gli sta vicino e per le generazioni che verranno. Ma capisce anche che ora lo aspetta una dura battaglia. La lotta per reinserirsi nel consorzio civile, riprendere una vita normale. In confronto alla quale il suo travagliato viaggio è stato , appunto, “una tregua”. Scritto con la stessa schiettezza e semplicità di SE QUESTO È UN UOMO, LA TREGUA ha un ritmo e uno stile che lo avvicina di più al romanzo. Le vicende si susseguono in un andamento a tratti veloce e a tratti lento. Troviamo molte perle di saggezza e chiavi di lettura dell’animo umano, e allo stesso tempo ritroviamo un Primo Levi diverso. Mentre in SE QUESTO È UN UOMO narratore e protagonista erano pressoché inscindibili, qui si avverte una certa distanza tra l’io narrante e l’io agente. Lo scrittore è ormai una persona che sta piano piano rielaborando il passato e sta vivendo una vita normale. L’io agente è ancora il ragazzo spaesato e debole che avevamo conosciuto nell’opera precedente. Una cosa, però, è rimasta invariata. La stessa assenza di odio e risentimento nel testo. Solo la pura e semplice testimonianza di ciò che è stato. Niente giudizi , niente lamentele, come del resto l’autore riteneva che dovesse essere il suo racconto. Libro da leggere e rileggere molto attentamente per comprendere meglio la situazione europea subito dopo la fine del conflitto. La libertà e il più prezioso dei diritti e il più arduo dei doveri, e quando ti viene tolto non puoi aspettarti che ti venga restituito con altrettanta facilità. Devi riconquistartelo con le unghie e con i denti perché “guerra è sempre”.

 

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