Una grande Isola di Pasqua

Recensione GLI EREDI di W. DORN CORBACCIO

Gli eredi

Una grande Isola di Pasqua

Qualche anno fa vidi in televisione un documentario che mi colpì molto. Parlava dell’Isola di Pasqua, una briciola di terra sperduta nell’oceano. Lontana dalla punta estrema del continente americano quanto L’Italia dal Sudafrica.Il luogo dove avvenne il primo vero disastro ambientale. I suoi abitanti tagliarono tutti gli alberi, spremettero le sue poche risorse come limoni e arrivarono quasi all’estinzione. Ciò fa ancora più impressione, se si pensa che è avvenuto in un posto dove non c’erano fabbriche né discariche, ma solo l’uomo e la sua innata bravura nel distruggere tutto quello che tocca. Ho ripensato a quel documentario mentre leggevo questo libro e , come un mantra, mi risuonava nelle orecchie una frase che il documentarista disse alla fine del programma : siamo tutti su una grande Isola di Pasqua. Come i suoi abitanti non potevano abbandonare quella briciola di terra perché circondati dall’oceano e sprovvisti di imbarcazioni adatte, cosi anche noi siamo “bloccati” su questo piccolo pianeta sospeso nel nulla e, per quanto possa lasciar sperare la scienza, lo saremo per sempre. Ma nonostante questo, lo stiamo distruggendo. Piano piano , anno dopo anno, con le sostanze tossiche che scarichiamo nell’aria, nella terra, nell’acqua, stiamo avvelenando la nostra casa, lasciando ai nostri eredi un mondo sporco e velenoso. Il tutto nell’indifferenza più totale o, peggio ancora, nel disprezzo e nella cecità. Mi torna in mente una frase detta da un mafioso a chi gli rimproverava di stare avvelenando le falde acquifere a forza di sotterrare spazzatura: “non importa, beviamo la minerale.” Il libro che sto recensendo vuole lanciare proprio questo messaggio e lo fa con una storia che fa letteralmente accapponare la pelle. Il tutto comincia nei sotterranei di una clinica psichiatrica, un’ambientazione che fa pensare al subconscio, all’angolo più recondito della mente umana dove ciascuno di noi tiene richiusi i suoi demoni, dove lo psicologo Robert Winter e il criminologo Bennel devono interrogare l’unica testimone di uno spietato omicidio e di una serie di misteriose sparizioni. Ne viene fuori un racconto agghiacciante, intervallato da ancor più agghiaccianti racconti autoconclusivi che si svolgono in altre parti del mondo, in cui l’avidità umana porta ad una conseguenza mostruosa, atroce e surreale. Leggendolo si è portati a chiedersi se il progresso, tutto questo benessere e tutte queste comodità, anziché farci vivere meglio, non ci stia conducendo piuttosto all’autodistruzione. Perché questa è la fine che farà l’umanità. Magari tra qualche secolo, ma di sicuro non occorrerà aspettare che il sole finisca il carburante, perché venga la fine del mondo. Il mondo, infatti, lo stiamo distruggendo noi, con la nostra avidità infinita, dimenticando che esso non ci appartiene, che quaggiù siamo solo in locazione. E il peggio è che l’umanità sacrifica i suoi stessi figli all’altare dell’avidità. Occorre cambiare mentalità, ripensare l’idea stessa di progresso, prima che sia troppo tardi. Se non è già troppo tardi. Nonostante il cambiamento di genere, Dorn non delude le aspettative del lettore. Ci regala un capolavoro di suspense e brivido, dove una pagina tira l’altra come i biscotti. Non c’è un attimo di calma e la tensione al massimo. Il tutto con l’immancabile insegnamento celato nella trama, il che è l’elemento principale che mi porta ad amare i suoi libri. Dalle opere di questo autore imparo ogni volta tantissimo, anche come scrittrice e spero, un giorno, di saper scrivere anch’io altrettanto bene. Almeno di andarci vicino. Libro da leggere e rileggere più volte. La prima per godersi il brivido della storia, le altre per gustarselo ancora più a fondo.

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