Come fiori nella neve

Recensione UN AMORE AD AUSCHWITZ di F. PACI

Amore ad Auschwitz

Come fiori nella neve

Nel luogo simbolo dell’abiezione umana si ritrovano molte piccole storie,  ma nessuna è così strana come quella di due ragazzi : Mala e Edek.  Benché fossero molto noti nel campo, anche da parte di chi non li conobbe direttamente, oggi di loro si sa poco e niente. I testimoni  diretti non ci sono più e chi, tra i superstiti ancora in vita,  ne sa qualcosa, stenta a parlarne.  Ma poiché ogni storia merita di essere raccontata, di avere un angolo anche piccolo nella memoria collettiva, l’autrice di questo libro ha deciso di darle voce.  Ha compiuto una lunga e faticosa ricerca dalla quale è nato il libro  che mi accingo a recensire : UN AMORE AD AUSCHWITZ.  Già il titolo suona un po’ di assurdo. In un meccanismo concepito per annientare può suonare ridicolo, scandaloso, addirittura offensivo azzardarsi a parlare un sentimento come l’amore.  Eppure questa storia è vera e, dopo il lungo silenzio in cui è stata sepolta, è giusto riportarla alla luce, perché il mondo sappia che quell’orrendo meccanismo non sempre è riuscito ad abbrutire del tutto chi capitò nelle sue nere grinfie.  Partiamo dai protagonisti.  Mala è un’ebrea polacca di venticinque anni. Grazie alla sua conoscenza delle lingue , viene inserita tra i pochi internati “privilegiati” addetti all’amministrazione. Lei approfitta della sua posizione per aiutare ( di nascosto) le compagne di prigionia e, allo stesso tempo, collabora con i gruppi di resistenza clandestini, interni al campo. Edek è un cattolico anche lui polacco. In lager da quattro anni, tenta di organizzare insieme ad un compagno la fuga, per unirsi ai partigiani.  Entrambi possiedono una buona libertà di movimento, che permette loro di spostarsi ovunque  nel campo e via via che si vedono, si conoscono, scoprono di piacersi.  Si innamorano e progettano di fuggire insieme. La fuga riesce, ma vengono ricatturati e riportati al campo, dove, con coraggio, affrontano il loro tragico destino. Una fiaba senza lieto fine, purtroppo. Ma nonostante questo, a mio parere, resta una bella storia di amore e di speranza. La speranza di due giovani che sognavano la libertà , un mondo migliore.  Che, come fiori nella neve, non si erano arresi a quel che subivano. Scappati anche per raccontare al mondo quel che stava succedendo. Questa storia è la dimostrazione che, anche nelle situazioni più cupe, una fiammella di speranza, la più piccola ma anche la più resistente, arde sempre nell’animo umano. E finché resiste non tutto è perduto. Un libro molto bello nel contenuto. La forma, però, poteva essere migliore. È scritto come un  trattato storico, con uno stile poco scorrevole di cui non è sempre facile tenere il passo. In forma di romanzo, forse, sarebbe stato meglio. Nonostante questo difetto, consiglio vivamente questo libro, perché la storia che racconta merita di uscire dall’ombra, affinché il mondo sappia che la macchina dello sterminio, anche se ha falciato tante anime, ha fallito il suo piano di annientamento.

 

 

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