C’era una volta l’isola maledetta. Recensione LA PRIMA VERITÀ di S. VINCI

Recensione LA PRIMA VERITÀ di S. VINCI.  EINAUDI

C’era una volta l’isola maledetta

LA PRIMA VERITàTempo fa un celebre scrittore disse che nessun uomo è un’isola, poiché facciamo tutti parte di quel grande continente che si chiama umanità.Quello scrittore aveva ragione solo in parte. Facciamo tutti parte dell’umanità, si,  abbiamo dei legami di ogni tipo con i nostri simili, però, allo stesso tempo, ogni essere umano è un microcosmo a sé, rinchiuso nella solitudine dell’anima, in una fortezza che i suoi simili non possono penetrare. Possono solo , se vogliono, sostare davanti al muro e attendere, sperare , che si apra una breccia. Cosa che pochi esseri umani fanno. Inoltre, come dice l’autrice del libro che sto recensendo, LA PRIMA VERITÀ, esseri umani e isole hanno molto in comune. La stessa fragilità, la stessa solitudine, la stessa assenza di vie di scampo. Come non si può scappare da un’isola, a meno che tu non abbia un elicottero o una barca in grado di attraversare l’oceano, allo stesso modo non si può scappare da noi stessi. Anche se cambi nome, aspetto , casa, il tuo vero io è sempre lì, nascosto, pronto  a tradirti in qualunque momento. Questa libro cruento, profondo e bellissimo comincia con la giovane laureanda in Giurisprudenza Angela che, insieme ad un gruppo di volontari, sbarca a Leros, un’ isoletta del Dodecaneso, per lavorare al locale istituto psichiatrico e raccogliere del materiale per la sua tesi. La vita dura e terribile  di isolani e internati spinge Angela a riflettere su sé stessa e sulla sua vita. Una brusca svolta  arriva quando scopre il terribile segreto che si cela tra le mura del manicomio. Partendo da qui, la trama ci rifila, come tante matriosche, altre storie, diverse tra loro, ma fatalmente legate a quel luogo maledetto. Storie che partono dal regime dei Colonnelli fino ai giorni nostri. Una girandola di vite tradite, sospese, condannate ad un ergastolo senza colpa, respinte come inutili stracci. Questo libro mi ha portata ancora una volta a riflettere sulla pazzia umana, sulla naturale paura che suscita in tutti e su come la si affronta. Ribadendo ciò che per me è ormai una verità assodata: la pazzia fa parte di noi, nessuno escluso. Come gli arti e gli organi. Ma tale pensiero è così spaventoso che preferiamo chiudere gli occhi, buttare le sue manifestazioni evidenti dove non le si possa né vedere né sentire, in modo che l’animo non abbia a soffrirne; quando ciò che dovremmo fare è abbracciare e accettare questo lato oscuro.  Solo così lo si potrà rendere innocuo. Soprattutto in questo secolo, in cui, molto più che nel passato, stiamo tutti male. Schiacciati dalla crisi economica, dal lavoro che non c’è e quando c’è non  è mai soddisfacente, siamo presi da depressione, ansie e nevrosi, che tentiamo di placare imbottendoci di chimica, per la gioia delle case farmaceutiche. E ciò porta ad ulteriori problemi, quando basterebbe soltanto fermarsi un po’ a pensare e prendere fiato   per cominciare a stare meglio. Scritto con una prosa scorrevole, accattivante, che attrae come una calamita, LA PRIMA VERITÀ offre molteplici spunti di riflessione, nonché un utile strumento per conoscere la storia contemporanea. Unica avvertenza: non adatto agli animi deboli.

 

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