IL MALE OSCURO di G. Berto

Recensione IL MALE OSCURO di G. Berto. BUR

depressione

La peste del nostro tempo

La mia esperienza di  lettrice mi ha portato molte volte ad incontrare storie sulla psiche umana e i suoi problemi. Molti di essi, però, avevano una narrazione “esterna” per così dire.  In altre parole, il problema psichico veniva raccontato dal punto di vista esterno, appunto, mentre io mi chiedevo cosa effettivamente succedesse dentro il personaggio psicopatico. Una parziale risposta l’ho trovata nel libro che sto recensendo : IL MALE OSCURO. Scritto da Giuseppe Berto su consiglio del suo psicoanalista , racconta la storia di un “modesto intellettuale di provincia” che, trasferitosi a Roma dal Veneto con l’ambizione di raggiungere la gloria letteraria, ottiene solo lavori come sceneggiatore e l’invidia e l’insoddisfazione lo portano a soffrire di frequenti crisi di angoscia, le quali lo invalidano in tutto e per tutto, fino a portarlo sull’orlo della pazzia. Dopo aver consultato medici su medici,sperimentato le cure più disparate, il protagonista, alter ego non troppo occulto dell’autore, decide di ricorrere alla psicoterapia. Insieme ad un analista di stampo freudiano, ripercorre la storia della sua vita, insistendo particolarmente sul rapporto con il padre, figura temuta e odiata, ma allo stesso tempo compatita, il quale , con i suoi rigidi principi, ha impresse nella psiche del figlio un senso di insoddisfazione, insicurezza, vergogna per le proprie origini, che lo scontro con la società ha via, via acuito, portandolo alla nevrosi; racconta le sue paure, il rapporto con la moglie e la figlia, conducendolo per mano nei meandri della sua psiche, tirando fuori i suoi demoni e rendendoglieli innocui. Quando il medico lo dichiara guarito, il protagonista è pronto a rimettersi in carreggiata, ma un altro colpo si abbatte su di lui. Ciò , però, non determina una regressione; anzi il protagonista capisce, finalmente, chi in realtà è e agisce di conseguenza. IL MALE OSCURO, a detta dell’autore, è e non è un romanzo. Lo è perché una trama ce l’ha; non lo è perché è il resoconto della sua nevrosi. Per come la vedo io, è un libro-sfogo, di quelli che l’autore scrive per sé stesso, nascondendo in una trama un suo turbamento, una sua paura, una sua esperienza. Questi sono i libri più veri, perché nati da un seme di realtà, e per questo sono i più belli. Scritto con la tecnica del flusso di coscienza, all’inizio si fa fatica ad afferrarne il ritmo, ma una volta messisi sulla sua lunghezza d’onda, si rivela una lettura scorrevole e divertente, anche  per via del linguaggio abbastanza spinto per l’epoca. L’autore, coperto solo dal velo trasparente della trama, si esibisce nella cruda realtà della sua nevrosi, senza nascondere niente. Nemmeno gli aspetti più scabrosi. Amo questo libro e di sicuro lo rileggerò. Al pari de LA COSCIENZA DI ZENO è uno dei diamanti più splendenti della letteratura italiana del Novecento. Consigliato a chi è in guerra con la propria anima , per trovare un luogo dove rifugiarsi e sentirsi capiti e a chi problemi del genere non ne ha, per sensibilizzare e comprendere quella che ormai è la peste del nostro tempo: la depressione.

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