Uno strano libro

Recensione CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO di D. Grossman. Mondadori.

Che tu sia per me il coltelloUno strano libro

Dopo più di un anno da QUALCUNO CON CUI CORRERE, ce l’ho fatta. Ho preso in mano un altro Grossman.  Stavolta è toccato a CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO. Un titolo che promette una lettura all’insegna della profondità e dei significati nascosti. Lo scelsi anche a causa delle meravigliose citazioni che trovavo qua e là sul web, le quali mi avevano fatto venire una gran voglia di leggerlo. Ovviamente sperando di non incorrere in un altro scontro con un  peso massimo. E’ un romanzo epistolare, ispirato ,a detta dello stesso autore, alle LETTERE A MILENA di Kafka, di cui Grossman sembra essere un forte ammiratore. Leggerlo è stata una faticaccia, anche se minore rispetto a QUALCUNO CON CUI CORRERE. E  che cosa ne ho ricavato? Non lo so. E’ strano, questo libro. Difficile da interpretare. Da come è scritto sembra che l’autore cerchi di spiegare l’interiorità con la ragione; difficile impresa , se non impossibile. Nella prima parte troviamo solo le lettere del protagonista maschile, Yair, che si rivolge a Myriam come cercando una specie di segreta ancora di salvezza, qualcuno con cui poter parlare di tutto senza pudori, ma solo attraverso la carta. L’assenza delle risposte di Myriam, nella prima parte, mi ha lasciata perplessa, perché ciò rende incomprensibili molte frasi di Yair, ma ho sorvolato per poi scoprire alla fine che Yair non mi era simpatico neanche un po’. Anzi lo trovo vigliacco e puerile e che non abbia un bel nulla da cui salvarsi, se non la propria codardia. Myriam invece mi è piaciuta. Un personaggio involontariamente chiamato a interpretare un ruolo salvifico ma che abbisognerebbe lei stessa di essere salvata, e non potendo ottenerlo si salva da sola, tramite la scrittura.  Lei più di lui avrebbe bisogno di quella corrispondenza, di quell’angolo in cui rifugiarsi e lasciare fuori tutti i problemi quotidiani, ma ciononostante accetta il ruolo di angelo consolatore che da sempre la letteratura rifila a molti personaggi femminili. Che dire poi dell’ultima parte? L’unico punto del libro che emana un po’ di vitalità, dove c’è azione e anche un po’ di tensione che, però, si conclude con finale buttato lì, così. Solo che stavolta l’autore è sembrato come indeciso sull’epilogo da dare a questa singolare storia e ne abbia messo uno a casaccio.  Mi rendo conto che questa recensione urterà la sensibilità di molti lettori di Grossman, ma non mi posso proprio esimere, anche se si tratta di un best-seller. Per concludere, l’insegnamento che ne ho ricavato è che non si vive di sola interiorità. Abbisogniamo del mondo per migliorare noi stessi, proprio come il mondo  ha bisogno di ogni essere umano per diventare un posto più bello. Libro che comunque consiglio, anche se la trama poteva essere sviluppata un po’ meglio.

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