La maschia e il femmino

Recensione  PENELOPE ALLA GUERRA  di Oriana Fallaci. Rizzoli

La maschia e il femmino

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Ebbi già modo di parlare di quel che si prova a leggere l’opera prima di uno scrittore entrato nel Parnaso. Quel misto di timore reverenziale e curiosità che fa tremare le dita non appena tocchi la copertina del libro, specie se sei reduce dalle opere maggiori. Quel chiederti “com’era questo grande agli inizi? Prima di sfondare?” Con una scrittrice come Oriana Fallaci, poi … PENELOPE ALLA GUERRA , un titolo che è tutto un dire riguardo alla penna che lo ha partorito.

Un romanzo delle giovinezza, ma già graffiante, sconvolgente e al tempo stesso tenero come solo i Fallaci sanno essere. La protagonista è Giovanna, detta Gio (personaggio in cui è riconoscibile la stessa Oriana) sceneggiatrice di ventisette anni, che parte per l’America alla ricerca di un soggetto per un nuovo film. Lì ritrova Richard, un reduce che la sua famiglia aveva nascosto in casa durante la guerra, e per il quale nutre un’ infatuazione.  La storia ruota intorno al triangolo tra Gio, una maschia, una donna-uomo. Forte, indipendente, temprata da mille difficoltà, Richard, reduce sconfitto, fragile, omosessuale, succube  della madre e Bill, terza persona del triangolo. Forte , esperto, simbolo dell’America indistruttibile, di quell’idea che del nuovo mondo ha l’Europa. Attraverso i personaggi, Oriana conduce il lettore dall’illusione alla cruda realtà dell’America.  Apparentemente invincibile e paradisiaca, ma in realtà dura, spietata, conformista, puritana e psicopatica. Un luogo in cui chi non si adegua è perduto. Richard è , appunto, il volto fragile dell’America, mentre Bill è il volto forte. Il rapporto tra Gio e Richard ha del commovente. Entrambi sono in cerca di qualcosa con cui colmare i rispettivi vuoti. Credono di trovarlo l’una nell’altro, ma alla fine Gio capisce che Richard non può darle quello che cerca. Toglierle l’abito da Ulisse che suo malgrado si ritrova a dover portare per metterle quello da Penelope. Si sforza di accettarlo per quello che è, e ci riesce anche, nonostante le tendenze di lui , ma poi si rende conto che il suo amore non basta a “guarirlo”, anzi lo spaventa e per questo lo lascia e torna in Italia. Vi ritorna cambiata, con un bagaglio di esperienze nuove, di ferite che non può mostrare perché il mondo in cui vive “non sa che farsene degli eroi, dei pazzi.” Rispetto alle opere della maturità, è semplice, in alcuni tratti solo abbozzato, ma per l’età che aveva quando lo scrisse e considerata l’epoca in cui lo scrisse, siamo di fronte ad un capolavoro.  Un’ opera essenziale per comprendere questa grande del nostro tempo e , per gli aspiranti scrittori, un modello da prendere ad esempio al pari delle opere maggiori.

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