The King di Massimiliano Mazzotta

È sempre difficile accettare l’idea della morte di qualcuno, soprattutto se questo qualcuno è un mito come Elvis Presley.

The King di Massimiliano Mazzotta

Da questa difficoltà nasce, forse, l’esigenza consolatoria di leggende metropolitane secondo cui il Re del Rock’n’roll sarebbe ancora vivo e vegeto in qualche parte del mondo, nascosto dietro un’altra identità. Ma per costruire leggende sono necessari gli elementi e qui ci sono tutti: un juke-box modello Rock-Ola, un disco di Elvis, un’auto storica, la passione per il cantante di Menphis che accomuna un arzillo vecchietto di quasi ottant’anni e uno spensierato venticinquenne di New Orleans. The King di Massimiliano Mazzotta (Lupo Editore, 2015, pp. 334, euro 15) si apre con un incontro del tutto casuale tra Vernon Sleyper e Nora Lives nel Fort Coffe gestito da Sam Beaulieu, a Springrace, sperduta cittadina della Louisiana.
Il primo è un giovane fan di Elvis, una passione ereditata dai nonni e ai quali ha promesso che avrebbe portato la loro fotografia sulla tomba del Re; il secondo è un esperto conoscitore del cantante. La loro strana amicizia nasce grazie all’unico brano di Presley presente nel juke-box e di cui Vernon ha persino imparato a memoria la sequenza numerica per farlo suonare, 3734.
Parte la conversazione tra i due e inizia un lungo viaggio sia generazionale, il cui vuoto centrale è colmato da aneddoti su Elvis, sia fisico attraverso tre Stati americani a bordo di “Una De Tommaso Pantera del 1971, giallo fiammante, tirata a lucido come fosse appena uscita da un autosalone o dalla scuderia di uno sceicco” (p. 62). Un viaggio avventuroso tra motociclisti di Nashville, belle donne (Sharona, Mandy, Lisa) e soste obbligatorie in motel di sfigati.
La convivenza tra i due diventa sempre più confidenziale e ognuno prova a raccontarsi all’altro senza riserve. Vernon dichiara di voler “aprire un locale su qualche spiaggia delle Hawaii. Una specie di bar in riva al mare con tanto di servizio noleggio di attrezzature da immersione per i turisti gonzi” (p. 110) e vivere lontano dai gas di scarico dei motori di moto e auto che scorazzano per la città, godendosi la bellezza del luogo e delle ragazze in bichini. Nora svela la sua missione, fallita più volte, che metterà in atto quando saranno giunti finalmente al cimitero di Memphis. “La giostra era partita per un ultimo giro e non ci sarebbe stato più modo di fermarla” (p. 248).
Come in un libro giallo (inteso non come colore dello sfondo di copertina) Massimiliano Mazzotta ha saputo disseminare indizi, fatti, segreti e mistero rendendo avvincente e piacevole la lettura di queste pagine, e celando nel nome di uno dei protagonisti una sorpresa con botto finale.

Lascia una risposta