Elmore Leonard: regole per scrivere bene

Elmore Leonard: regole per scrivere bene

« Probabilmente non smetterò finché non smetterò con tutto, non lascerò questa vita, perché è tutto quello che so fare. Ed è divertente. Mi diverto a scrivere e molto tempo fa ho detto a me stesso: “Questa cosa deve divertirti, altrimenti ti farà impazzire »
(Elmore Leonard)

regole per scrivere bene

Le regole per scrivere bene secondo Elmore Leonard

1) Mai aprire un libro parlando del tempo.

Se serve solo per creare atmosfera, e non per descrivere la reazione di un personaggio alle condizioni meteo, non andrai molto lontano. Il lettore è pronto a saltare le pagine cercando le persone. Ci sono eccezioni, ovviamente. Se ti capita di essere Barry Lopz, che ha descritto il ghiaccio e la neve in più modi di un eschimese, puoi fare tutti i bollettini meteo che vuoi.

2) Evita i prologhi.

I prologhi possono irritare, soprattutto quelli che seguono un’introduzione che viene dopo una prefazione. Queste sono cose che di solito si trovano nei saggi. In un romanzo, un prologo è un antefatto, e puoi metterlo dove ti pare. C’è un prologo in Quel fantastico giovedì di Steinbeck, ma va bene perché lì c’è un personaggio che centra esattamente ciò di cui parlo in queste regole. Dice: “Mi piacciono i dialoghi in un libro, e non mi piace che nessuno mi dica com’è il tizio che parla. Voglio immaginarmelo dal modo in cui parla”. Mi piacciono le descrizioni, ma non quando ce ne sono molte…».

3)  Nei dialoghi usa “disse”, evitando altri verbi.

La battuta appartiene al personaggio; il verbo è lo scrittore che ficca il naso. Almeno, “disse” non è invadente quanto “borbottò”, “ansimò”, “ammonì”, “mentì”. Una volta notai che Mary McCarthy aveva chiuso una battuta con “asserì” e dovetti smettere di leggere e prendere un dizionario.

4) Non usare un avverbio per modificare il “disse”.

Usarlo in questo modo (o in qualsiasi altro modo) è un peccato mortale. Così lo scrittore si espone troppo, usando una parola che distrae e che può interrompere il ritmo dello scambio. In uno dei miei libri si raccontava di un personaggio che era solito scrivere storie d’amore d’ambientazione storica “piene di stupri e avverbi”.

5) Tieni sotto controllo i punti esclamativi.

Puoi usarne non più di due o tre ogni 100 mila parole. Se poi hai l’abilità di giocare con i punti esclamativi, come fa Tom Wolfe, allora puoi usarne quanti ne vuoi.

6) Non usare mai espressioni come “all’improvviso” o “si scatenò l’inferno”

Questa regola non richiede alcuna spiegazione. Ho notato che gli scrittori che usano “all’improvviso” tendono a esercitare meno controllo sull’uso dei punti esclamativi.

7) Usa dialetti e slang con moderazione.

Una volta che cominci a compitare foneticamente le parole nei dialoghi e a riempire la pagina di apostrofi, non sarai più in grado di fermarti. Nota come Annie Proulx cattura le voci del Wyoming nel suo libro di racconti Distanza ravvicinata.

8) Evita le descrizioni dettagliate dei personaggi.

In Colline come elefanti bianchi di Ernest Hemingway, come sono “l’americano e la ragazza che era con lui”? «Si era tolta il cappello e lo aveva messo sul tavolo». Questo è l’unico riferimento a una descrizione fisica, e ancora vediamo la coppia e la conosciamo dai toni di voce, senza il ricorso a nessun avverbio.

9) Non dare troppi dettagli descrivendo posti e cose.

A meno che tu non sia Margaret Atwood e sia in grado di dipingere con le parole. Non vuoi descrizioni che portino l’azione – il flusso della storia – a un punto morto.

10) Cerca di omettere le parti che i lettori tendono a saltare.

Pensa a cosa salteresti leggendo un racconto: fitti paragrafi che trovi abbiano troppe parole.

Qui i consigli di scrittura di Tolkien, King e altri scrittori famosi

Lascia una risposta