Che rumore fa la felicità?

“Signora cosa sta facendo? Vuole una mano con quegli scatoloni?”

“Grazie bimba, questo trasloco si sta rivelando più impegnativo del previsto. Non credevo mica di avere tutta questa roba! Me lo dice sempre mio marito di decidermi a buttare via qualcosa…ma che vuoi, sono una nostalgica io, conserverei tutto…”

felicità

Quanto può essere pesante la nostalgia?, penso tra me e me mentre scendo le scale facendo attenzione a non inciampare e a non far cadere tutto. La mia vicina è decisamente più in forma di me, devo decidermi a riprendere il corso di fit-boxe che mi faceva tanto bene alle braccia.

“Ma dove andate? Perché vi trasferite?”

E’ una vicina un po’ chiacchierona ed invadente ma io mi affeziono sempre a tutti e questo condominio è diventato ormai la mia seconda famiglia. Ci lamentiamo di tutto e ci urliamo contro se una goccia d’acqua destinata ad annaffiare una pianta cade malauguratamente nella proprietà di un altro, è vero…ma quando si tratta di cose importanti ci siamo sempre l’uno per l’altro.

“Non volevate stare vicini a vostra figlia? Avevate traslocato appena due anni fa…”

“E’ vero ma nostra figlia lavora tutto il giorno e la sera vuole uscire a svagarsi un po’. E’ giusto, ha la sua vita e vedo che se la cava alla grande anche da sola. L’abbiamo cresciuta bene, possiamo essere soddisfatti”.

Un sorriso malinconico le piega leggermente le labbra. Essere mamma dev’essere la cosa più bella del mondo. Ma quanto può essere difficile?

“E allora abbiamo deciso di vendere questa bella casa e di comprarne una più piccola ma decisamente più accogliente. Ce ne andiamo a vivere al mare mia cara!”

Gli occhi scintillano ed il sorriso torna ad essere raggiante.

Una vita tra città e campagna, una vita tra campi da coltivare e code agli incroci il lunedì mattina. E poi, improvvisamente, il mare.

“Non ne possiamo più. Il traffico, lo smog. Un tempo andavamo al bar in piazza per rilassarci un po’ ma ora tutto quello che vedo è degrado, noia e gente scura in volto che aspetta solo l’ora di andare a dormire. A 70 anni io non mi sento ancora così da buttare! Voglio godermi la vita, ora che finalmente posso farlo. Voglio poter fare una passeggiata, vedere i sorrisi delle persone, ascoltare i racconti dei pescatori la mattina presto sulla spiaggia. E’ un mondo che corre, che litiga, che non si vuole più bene. E’ un mondo che non fa più per noi.”

“Ma così, all’improvviso? Quando l’avete deciso?”

“Di notte, un paio di settimane fa. Non bisogna mica pensarci troppo prima di fare una pazzia sai cara? Sennò che pazzia è?! Se cominci a ragionarci sopra e a voler organizzare tutto va a finire che non fai proprio un bel niente. E a quest’età non possiamo più permetterci di aspettare. Aspettare cosa, poi? Bisogna essere un po’ matti per sopravvivere in questa giungla!”

Una vicina un po’ chiacchierona ed invadente…ma da oggi anche un po’ matta…soprattutto matta. E felice.

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