Pioggia dorata di Elena Bibolotti

Pioggia dorata di Elena Bibolotti
Recensione di Pasquale Braschi

Pioggia dorata di Elena Bibolotti
Per lo scrittore francese Donatien-Alphonse-François de Sade gli atti devianti, siano essi criminali o sessuali, sono naturali e, per provarlo, impiega quasi tutta la vita per descrivere nelle sue opere gli atti erotici spinti fino allestremo della crudeltà. E proprio dal suo nome la psichiatria ha derivato il termine sadismo con cui designare la forma di perversione in cui il piacere sessuale si raggiunge infliggendo dolore. Un dolore che in Pioggia dorata. Sei storie amare di Elena Bibolotti (Edizioni Giazira scritture, 2015, pp. 196, euro 14) è quasi tutto psicologico.

L’ Autrice, infatti, mette a nudo la fragilità dei suoi personaggi, analizzando la loro solitudine contrapposta alla socialità, passando attraverso la pratica sessuale: Il sesso da una parte e la vita altrove, era il suo motto (p. 78), quello di Valeria, protagonista del racconto Il serpente piumato.
Seppure indipendenti, le sei storie, come perline di una medesima collana, sono tenute insieme da uno stesso filo, o meglio da questa nuova follia collettiva del sadomaso e delle pratiche annesse, tra le quali il pissing (p. 18). Una sorta di rifugio accogliente per chi, come Eva (protagonista di Roba da grandi), ha abdicato anche all’esercizio quotidiano della menzogna. Quello che la stragrande maggioranza delle coppie applica quando la passione langue, una convenzione sociale, democratica e antica quanto il mondo. Perché la fedeltà ha casa all’inferno. (p. 22). Una pratica forse insolita ma di sicuro liberatoria soprattutto per la donna, perché Mettere in atto tecniche di seduzione e tattiche psicologiche per sottomettere giovani ribelli le consentiva di non abbandonare mai il dominio di sé (p. 80). Un bisogno, quello di dominare, che accomuna le donne di questi racconti e che la protagonista di Apparenza esprime a pieno Lea aveva messo anche il passato sotto il tacco dodici. Sotto il tacco dodici, feticcio moderno dell’affermazione di sé e ultima frontiera della banalità femminile, aveva messo anche le vite degli altri. Di tutti quelli che le erano rimasti accanto (p. 138).
B. e la moglie Francesca, Valeria e Alberto, Marisa e Maurizio, Lea, G. sono soltanto alcuni dei personaggi principali intorno ai quali ruotano anche Giovani ma ben dotati di cinismo, quello che serve a guardarsi allo specchio al mattino senza doversi sputare in faccia (p. 109).
E così la voce narrante del racconto Pioggia dorata, da cui il titolo di questa raccolta, si ferma a riflettere sul potere della Parola e sul possibile significato dell’Amore: G. mi ha insegnato che le parole non sono mai interscambiabili e che ne esiste una per ogni occasione. Che solo nelle sfumature c’è il senso del tutto, e che il nostro amore era un grande amore, soltanto un po diverso (p. 195), come a voler dire che in amore (inteso come atto sessuale) non si chiede, si osa.
Elena Bibolotti racconta il sesso con delicatezza, senza il clamore chiassoso dell’amore mercificato, lasciando intravedere l’aspetto umano di chi è sempre alla ricerca disperata di sé e dell’altra metà della mela, perché L’amore non avverte quando arriva, ma nemmeno quando se ne va (p. 168).


Anche questo appuntamento con “Le recensioni di Pasquale Braschi” non ci ha deluso, avendo stuzzicato la nostra curiosità di lettori con Pioggia dorata di Elena Bibolotti.

 

Qui la precedente recensione di Pasquale Braschi


 

Chi è Pasquale Braschi? Eccolo!

10398048_420196928179986_8823668899121517855_nCiao, mi chiamo Pasquale, sono nato nel 1970 a Cerignola e sono un drogato di libri. Infatti, sin dall’età prescolare, i libri sono entrati nella mia vita con tutta la magia delle storie di carta. Due sono i titoli che ricordo sempre con particolare affetto: Biancaneve e i sette nani, preferito ai giocattoli quando avevo cinque anni, e Madame Bovary, acquistato in edicola con i soldi della paghetta settimanale all’età di quattordici anni. I libri mi hanno accompagnato durante gli anni del liceo, dell’università e del lavoro svolto per dodici anni nella Biblioteca comunale della mia città. Terminata l’esperienza di bibliotecario, ho continuato a farmi di libri. Nel 2009 è stato pubblicato il mio primo libro di racconti. Un libro galeotto, così l’ho definito, che ha favorito l’incontro con alcune associazioni culturali. Da allora non ho più smesso di promuovere la lettura e i libri anche come oggetti. Un giorno un giornalista mi ha chiesto: «Ma lei come si definisce scrittore o lettore?» Indovinate che cosa gli ho risposto? “Sono un lettore con vizio di scrittura!”


 

Non perdete la prossima recensione martedì!

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