Isolde non c’è più di Bianca Rita Cataldi

Isolde non c’è più di Bianca Rita Cataldi

Isolde non c'è più

Recensione di Pasquale Braschi

“Voglio così tante cose che non voglio niente. Voglio scrivere un libro, tanto per incominciare. Questo libro” (pag. 15). Isolde non c’è più di Bianca Rita Cataldi (Les Flaneurs Edizioni, 2015, pp. 85, euro 10) è il romanzo autobiografico di Golvan, protagonista principale e voce narrante, che con tenacia trasforma un suo ‘sogno nel cassetto’ in una fantastica realtà.

Citazioni letterarie e musicali si mescoleranno ai volti di Blez, Sabrina, Samantha, Silyen, Bran, come in un album fotografico multimediale. “Quando ricordi ciò che hai vissuto, quando rivedi una tua vecchia foto, non ti viene voglia di piangere? È quella, la forza travolgente che abbiamo dentro. La quotidianità, fattasi ricordo, è emozione” (pag. 52), per dirla con Isolde, la commessa del supermercato.

Il tempo passa per tutti e ormai il vecchio zaino di Dragonball, usato alle elementari, segna il confine tra il mondo dell’infanzia e quello dell’adolescenza: un passaggio naturale, biologico, che Golvan percorre e ricostruisce con delicatezza e genuinità pensando all’amore per Gween. Un amore mai dichiarato alla ragazza, ma che sarà oggetto di conversazione con Isolde, che lo aiuterà a fare chiarezza nella sua vita sentimentale. Tra Golvan e Isolde nasce un rapporto armonico in cui ognuno, parlando della propria esperienza, elaborerà il dolore della perdita, in altre parole l’abbandono.

Partendo dal presupposto che “Cambiare capitolo che è una cosa che nei libri, e solo nei libri, si può fare davvero” (pag. 30), entrambi faranno una meravigliosa scoperta: pure nella vita reale si può voltare pagina, perché abbandono “significa anche la gioia del darsi a qualcuno” (pag. 83).

Isolde non c’è più è un romanzo sospeso tra il voler essere e l’essere, tra il desiderio e la volontà, tra il sogno e la realtà, “Io sono sogno, e il sogno è pigrizia: non per niente si sogna dormendo” (pag. 23). Un libro in continuo divenire, scorrevole e intrigante, elegante ed essenziale (come suggerisce anche l’immagine di copertina di Michele Fanelli), sempre attento alla scelta delle parole. “Leggi queste pagine. Sono la strada che ho disegnato sotto i miei piedi per raggiungerti. E sono venuto a prenderti” (pag. 85): è un chiaro invito alla lettura che l’Autrice, alter ego del protagonista, rivolge al lettore per questo viaggio di carta alla scoperta dell’amore.

Da leggere di/con gusto.


Hai già letto la recensione del libro Le cose dell’orologio?

10398048_420196928179986_8823668899121517855_nCiao, mi chiamo Pasquale, sono nato nel 1970 a Cerignola e sono un drogato di libri. Infatti, sin dall’età prescolare, i libri sono entrati nella mia vita con tutta la magia delle storie di carta. Due sono i titoli che ricordo sempre con particolare affetto: Biancaneve e i sette nani, preferito ai giocattoli quando avevo cinque anni, e Madame Bovary, acquistato in edicola con i soldi della paghetta settimanale all’età di quattordici anni. I libri mi hanno accompagnato durante gli anni del liceo, dell’università e del lavoro svolto per dodici anni nella Biblioteca comunale della mia città. Terminata l’esperienza di bibliotecario, ho continuato a farmi di libri. Nel 2009 è stato pubblicato il mio primo libro di racconti. Un libro galeotto, così l’ho definito, che ha favorito l’incontro con alcune associazioni culturali. Da allora non ho più smesso di promuovere la lettura e i libri anche come oggetti. Un giorno un giornalista mi ha chiesto: «Ma lei come si definisce scrittore o lettore?» Indovinate che cosa gli ho risposto? “Sono un lettore con vizio di scrittura!”

La rubrica di Pasquale Braschi torna martedì!

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