IL PAZIENTE W117

IL PAZIENTE W117: questo lo straordinario racconto dello scrittore Gero Marino che allieterà la domenica dei lettori…

IL PAZIENTE W117

IL PAZIENTE W117

Dal diario di Irina Pavlov, 15 maggio 2016.

Oggi mi trovo a scrivere una delle pagine più complesse e stravaganti di tutta la mia vita. Da quando ho intrapreso la carriera di neuropsichiatra, ne ho visti di casi strani, anzi, fino adesso a quarantasei anni suonati pensavo di averli visti proprio tutti, ma mi sbagliavo. Credo di averlo già scritto un centinaio di pagine addietro di aver preso a cuore questo mestiere a causa di mia sorella maggiore,

quando fui grande abbastanza e compresi il profondo senso di impotenza che attanagliava il mio stato d’animo nel guardare ogni giorno quella ragazza soffrire di schizofrenia, l’unica cosa che potevo fare era dedicare la mia vita a cercare con ogni speranza, con tutte le mie forze di dare almeno un contributo scientifico.

Da studentessa tirocinante provai grande stupore e curiosità d’innanzi ai casi di malattie mentali gravi e complessi, poi venne il giorno che indossai il camice e presi regolare servizio presso la struttura in cui mi trovo tutt’ora, dopo il crollo del muro di Berlino ne sono cambiate di cose qui a Mosca.

Ho visto persone picchiare la testa tutto il giorno contro il muro, pazienti con disturbi bipolari, chi perde la memoria, chi crede di essere uno spirito reincarnato, c’è chi giura mano sul fuoco di essere Napoleone Bonaparte e chi tenta di buttarsi dalle finestre convinto di saper volare, ma il paziente W117 rappresenta un vero dilemma per me in questi giorni e non so proprio che pesci prendere.

Si chiama Viktor Ivanov o almeno così recita la sua cartella, lui invece sostiene di chiamarsi Sergey Makarov, età trentotto anni ed è convinto di essere nato nel 1926. I suoi racconti, le sue visioni, sono così colmi di dettagli che fatico non poco dal farmi coinvolgere di persona. Sollecitato più e più volte attraverso test psicologici, della memoria e perfino con l’utilizzo dell’ipnosi regressiva, egli è certo di essere un cosmonauta russo e di aver preso parte a una missione segreta ai tempi del comunismo attraverso un programma di esplorazione spaziale chiamato Voschod 3 nome dell’omonima capsula che venne lanciata oltre l’atmosfera terrestre per testare gli effetti dell’assenza di gravità e il grado di sopportabilità del corpo umano. Secondo le sue dichiarazioni, dopo il successo di Jurij Gagarin del sessantuno, nell’anno 1964 la Russia si era già portata avanti negli esperimenti altamente classificati per concorrere alla conquista dello spazio contro gli Stati Uniti, continuando a lanciare capsule vuote, usando animali come cavie e scegliendo uomini addestrati al massimo livello per servire gli obiettivi della madre patria.

Il soggetto è spesso colto da raptus improvvisi di paura incontrollata a causa di esperienze allucinatorie, a suo dire, frutto della solitaria avventura al di fuori del nostro pianeta. A dimostrazione di quanto affermo, riporto di seguito, parola per parola, una delle sue lettere spedite nel tentativo di ristabilire un contatto con quella che lui crede essere la sua famiglia.

“Scrivo questa lettera ai miei due figli, Radim eKhristoforMakarov. Sarete diventati grandi ormai, molto più di me. Non sono nemmeno sicuro se vostra madre sia ancora viva perciò scrivo a voi. Penserete che io sia matto, come tutti qui dentro del resto, ma io sono vostro padre Sergey, vi lasciai che avevate quattro e sette anni. Sono stato rinchiuso in questa clinica psichiatrica quattro mesi fa mentre mi aggiravo da solo per la città cercando di ritrovarvi. Ricordo di aver bussato alla porta di casa, la mia vecchia casa, e che mi aprì una giovane donna, ovviamente non mi riconobbe e nemmeno io riconobbi lei, ma seduta su un divano in cucina c’era una donna molto anziana che somigliava tanto a vostra madre, la mia amata Ivanna. Dio mio, quanti anni sono passati! Più di cinquanta secondo i miei calcoli. Guardate tra le foto di famiglia ve ne prego, sceglietene una e poi venite a trovarmi al più presto, io sono ancora vivo, sono giovane come quando lasciai la Terra molto tempo fa! Non lo so cosa sia successo, credevo che mi avrebbero dato una spiegazione, ma gli agenti del governo stanno insabbiando tutto! Hanno cancellato tutto di me, la mia intera esistenza! Ho visto un’immagine dove c’era la mia lapide e poi mi hanno creato una nuova identità falsa. Vogliono farmi credere di essere matto, ma non è così! Dovete venire a prendermi, vi racconterò ogni particolare! Se vi ricordate della giostra con i cavalli, saprete in cuor vostro chi sono. Vi voglio bene, vostro padre Sergey.”

Una lettera commovente, non c’è che dire. Tuttavia, non sono sicura che queste missive arrivino a destinazione, di norma il direttore dell’istituto vaglia caso per caso, se autorizzare la spedizione oppure mandare tutto al macero. Il paziente è solito voler parlare in privato con me, è probabile che per qualche motivo la mia figura tenda a rassicurarlo. Racconta sempre la stessa storia: dozzine di discorsi atti al lavaggio del cervello prima dell’esperimento top secret. La totale abnegazione nei confronti della missione e della patria comunista; il lancio della capsula verso l’ignoto, la vista della Terra da lontano, poi un calore estremo come se il mezzo fosse stato risucchiato in una gigantesca brace, la perdita del segnale radio durante le ripetute richieste di soccorso e poi un campo visivo nero durato ore prima del ritrovamento in mare aperto. “Qualcosa mi ha spinto avanti nel tempo” – si ostina ad affermare.

Dice di essere stato tratto in salvo da una nave mercantile a nord dell’oceano indiano, nessuno lo riconobbe, ufficialmente la missione non è mai esistita e la capsula che l’aveva riportata di nuovo sul nostro pianeta era affondata quasi subito. Tornato a Mosca, dopo mille peripezie, niente era più come l’aveva lasciato. Si aspettava un rimpatrio da eroe, e adesso, quella stessa nazione che l’aveva convinto a sacrificarsi (per non dire costretto) negava addirittura che fosse mai esistito. Recatosi al cimitero, ha scoperto la tomba dove in teoria sarebbe stata seppellita una bara vuota, la data della sua scomparsa sulla lapide risale all’anno 1965. Alla vista dei moderni veicoli e dell’attuale tecnologia in uso dai cittadini è rimasto esterrefatto, io stessa ho cercato di spiegargli il salto evolutivo della storia liberaldemocratica fatto finora dal governo russo, tuttavia, è stupefacente che attraverso i notiziari alla tv, abbia compreso che il capitalismo stia in realtà facendo razzia di democrazia e diritti civili, lasciando ancora una volta i veri poteri sempre nelle mani di pochi strapotenti esponenti del mondo, oggi globalizzato.

È affamato di informazioni, non riesce a spiegarsi con quale scusa le autorità abbiano celebrato il suo funerale. Dopo alcuni episodi di isteria, il direttore della struttura ha aumentato le dosi di tranquillante e deciso di vietargli ogni tipo di fonte di informazione. Giornali, televisione, radio, qualunque cosa che fosse in grado di scatenargli un attacco emotivo.

Personalmente ho delle idee molto confuse su questo paziente. Se almeno qualcuno andasse ad aprire quella tomba!

Ieri pomeriggio è venuto un uomo dai capelli grigi che chiedeva di lui, sostiene di essere uno dei suoi figli, Radim, “il più giovane” secondo i suoi racconti. Ah, se tutto questo fosse vero penso che impazzirei anch’io. La cosa strana però è un’altra. Non appena le telecamere di sorveglianza lo hanno inquadrato al suo arrivo, il capo della sicurezza è intervenuto immediatamente bloccandolo all’ingresso. Questo non dovrebbe avere senso a mio parere, perché negare delle visite a un paziente? Da quando si trova qui sono venuti solo un paio di uomini a trovarlo e non avevano proprio l’aria di essere dei parenti affettuosi.

Ho un’amica infermiera giù al piano terra, gli ho dato precise istruzioni nel caso qualcun altro si presenti per cercare Viktor, o Sergey, come preferisce essere chiamato lui. Se quel povero disgraziato ha davvero viaggiato nel tempo solcando le vie dello spazio, io voglio le prove!


L’AUTORE

13153430_1828204197411383_1049826915_n (2)Gero Marino è nato e cresciuto in Sicilia, originario della stessa città natale di Andrea Camilleri.
Classe 1980 con diploma commerciale e alle spalle una lunga carriera da dipendente, è appassionato di fantascienza, racconti distopici, realtà alternative, scenari apocalittici, misteri e archeologia eretica, coltiva la passione per la scrittura districandosi tra opere in self publishing,il proprio blog e i social network.

Sito internet Gero Marino


Qui potrai leggere LA MACCHINA DA SCRIVERE

Questi racconti fanno parte della raccolta GOCCE DI PAROLE di Gero Marino, aquistabile a € 0,99  cliccando qui. Si tratta di una piccola raccolta variegata che contiene un numero in continua evoluzione di storie e sketch che spaziano dall’horror, al romantico, al noir ecc.


Ogni domenica troverai gratis un racconto di Gero Marino da leggere su scritto.io…non perdere il prossimo appuntamento!

12 thoughts on “IL PAZIENTE W117

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