Io sono Red Baker di Robert Ward

Io sono Red Baker di Robert Ward

Recensione di Pasquale Braschi ( Pagina Fb: https://www.facebook.com/pasquale.braschi.18?fref=ufi)

 Io sono Red Baker di Robert Ward (Barney Edizioni, 2014, pp. 346, euro 16,50) narra le vicende di un operaio che, dopo la chiusura dell’acciaieria Larmel Steel, si ritrova in mezzo alla strada, come tanti altri operai, e senza più un lavoro. Il disagio socio-economico del protagonista, voce narrante del romanzo, genererà una profonda crisi individuale che si ripercuoterà inevitabilmente anche sulla sfera sentimentale e matrimoniale. Tra perdizione e sbandamento,Red Baker si avvierà verso il baratro della propria esistenza frequentando amici con cui ubriacarsi, consumando droghe e tradendo Wanda, sua moglie da diciannove anni e dalla quale ha avuto un figlio, Ace. “Era come se fosse solamente in vacanza da se stesso” (p. 233), libero persino da quella che era stata – da sempre – una sua convinzione e cioè “che se lavoravi duro e cercavi di tenere insieme te stesso e la tua famiglia, ci sarebbe stata una ricompensa” (p. 269). Una ricompensa che per Red si chiama Crystal Lewis, ballerina del Paradise, alla quale promette un amore e una fuga da Baltimora. “Vuoi qualcuno che ti conosca, per condividere ogni tuo segreto, qualcuno con cui condividere la tua solitudine e poi, dopo che questo succede, ti senti completamente vuoto e privato di tutto. Ti rubano i segreti, conoscono le paure nascoste dietro i tuoi modi. Sei ridotto all’osso. Così vai in strada, dove puoi illuderti  di essere un uomo diverso, recitare un ruolo nuovo con una sconosciuta” (p. 33).

Incapace di gestire responsabilmente la propria vita e quella di chi gli sta intorno, Red si lascerà condizionare dagli altri, cedendo alle lusinghe del guadagno facile e accettando un affare losco – apparentemente facile e sicuro – da condividere con l’inseparabile Dog Donahue, ex collega e amico di sbandate giovanili.

Nell’alternarsi dei colpi di scena si assiste alla fine di un matrimonio e alla rottura del rapporto tra padre e figlio: “Ti ascolto, papà. Ti ho sempre ascoltato. La prima cosa che mi hai insegnato è che non è quello che un uomo dice a contare, quanto quello che fa” (p. 277). Ma è proprio nei momenti più difficili e dolorosi di una caduta che l’uomo trova la forza per rialzarsi. E così l’amarezza per la sconfitta e l’orgoglio ferito spingeranno Red a fare di tutto per recuperare il suo passato, unica certezza per un futuro ancora da scrivere, raccogliendo le idee e prendendo un giorno alla volta per tornare ad essere un uomo di famiglia.

Con una scrittura fluida, sincera e visionaria Robert Ward coinvolge emotivamente i lettori trasformandoli in testimoni inconsapevoli che, nel dipanarsi della trama, dovranno fare i conti con il proprio giudizio, sia etico che morale.

Un romanzo pieno di rabbia e d’amore che crede ancora nella salvezza ultima dei valori del vivere sociale. Un’opera di un’attualità disarmante, pubblicata per la prima volta in America nel 1985 e che oggi possiamo leggere nella versione italiana di Nicola Manuppelli.

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