Note e canti del popolo sipontino di Giovanni Totaro

Nella rubrica del martedì, dedicata alle recensioni di Pasquale Braschi, oggi troviamo…

Note e canti del popolo sipontino di Giovanni Totaro

Note e canti del popolo sipontino di Giovanni Totaro

Note e canti del popolo sipontino di Giovanni Totaro

                                                          Recensione di Pasquale Braschi

Un popolo senza storia è un popolo senza memoria”, dichiara Luis Sépulveda, scrittore cileno, ed è proprio attraverso l’esercizio della memoria, orale e storica, che Giovanni Totaro si pone l’obiettivo di recuperare il folclore di un popolo e di narrarlo sia in musica che in versi. Per la realizzazione del libro Note e canti del popolo sipontino (Angrisano Edizioni Musicali, 2014, pp. 95, con cd musicale) – che racchiude diciassette canti popolari in vernacolo manfredoniano corredati di spartiti musicali – l’Autore si è avvalso della preziosa collaborazione di altri artisti locali: cantanti e musicisti per il cd audio, Francesco Granatiero per l’immagine di copertina, Italo Magno per la presentazione del libro, Silvio Cavicchia per l’introduzione socio-antropologica.

L’allegria rappresenta il filo conduttore dei canti, da Fra’ Paule, il monaco chiamato in cielo da Gesù con il compito di portare con sé l’occorrente per banchettare (pane, vino, cacio, prosciutto) e per ballare la tarantella con tutti i santi, a Serenéte a Carmöle, canzone d’amore di un giovane per la sua bella Carmela “’Stu cande ch’arrüve a tè / da ’u cöre ca me vöne” (trad.: Questo canto che arriva a te / dal cuore mi viene – p. 38), da ’A vüje de chése, dove lo struscio serale e il suono del mandolino rasserenano il cielo da cui scendono angeli festosi, a Ji arrevéte Ze Pèppe, ritratto del personaggio della tradizione carnascialesca manfredoniana, Zio Peppe, emblema festaiolo di chi si gode la vita con quel poco che possiede. È nei versi Mò ca vöne Carnevéle che l’euforia travolge tutti, perché il Carnevale, l’appuntamento più atteso dell’anno, consente il ribaltamento dei ruoli sociali in un tripudio di sberleffi e di sano divertimento, ovvero la festa a cui non bisogna sottrarsi, perché “Cume ’u tröne d’a giuvendó / ch’all’andröte nen torne chjó!” (trad.: Come il treno della gioventù / che indietro non torna più – p. 27). Un’esortazione, quest’ultima, che ricorda i versi di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia!, e che racchiude in essa la filosofia oraziana del carpe diem.

Tra le righe dei canti, inoltre, si fanno largo la devozione popolare, la speranza per un futuro migliore e l’esortazione a vivere a pieno la propria vita. Ne sono un esempio Madònna Sepundüne, in cui una donna, madre di cinque figli, invoca la Madonna di Siponto affinché vegli su suo marito e lo faccia tornare sano e salvo dall’America, dove è andato a cercare fortuna, e ’U cardille, in cui alla fuga del fidanzato e del canarino si contrappone l’invito di una madre alla propria figlia ad abbandonare la solitudine e ad affidarsi nuovamente alle cure di Cupido. Non manca l’omaggio al fondatore della città Rè Manfröde, componimento che mette a confronto il passato e il presente di Manfredonia.

Oltre che musicista e scrittore, Giovanni Totaro dimostra di essere un cantore dei nostri tempi, capace di costruire un ponte comunicativo tra i giovani di ieri (tra cui lui) e quelli d’oggi.

 

Giovanni Totaro (Manfredonia 1941 – Manfredonia 2013).

Dopo il diploma di Clarinetto conseguito (nel 1977) presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia, ha insegnato – per molti anni – discipline musicali presso diverse scuole. Durante l’arco della sua carriera artistica è stato sia componente che fondatore dei seguenti gruppi musicali:“I Sipontini”, “I Delfini”, “Banda Città di Vieste” (primo Clarinetto), “Banda Città di Manfredonia” (di cui è stato Capo banda ed Amministratore), The Royals, La Chiappona (complesso bandistico), A Ciambotte frèsche (banda caratteristica manfredoniana). Per più di un anno ha ricoperto il ruolo di Direttore del “Concerto Bandistico Città di Manfredonia”. Nel 1987, inoltre, ha costituito l’Associazione culturale “Gruppo Arte Musicale – Michele Bellucci”, di cui ha rivestito la carica di Presidente fino alla sua scomparsa.


 

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