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Estratti da…THE GOLDEN CARRIAGE

The golden carriage

… Tutto quanto era nato da un avventato articolo apparso nell’inverno appena trascorso su di un settimanale
locale in seguito ad un vago e imprecisato avvistamento notturno. Un attempato fotografo aveva asserito, a
una disinvolta giornalista di aver visto, durante una chiara notte invernale, un anomalo globo di luce
inabissarsi sull’arco della collina, verso nord-ovest, sopra il paese, come se questa l’avesse inghiottito di
colpo. Nello stesso tempo era apparsa una luce zigzagante, vivida, sulla zona, che il fotografo aveva
immortalato con una fotocamera automatica. Prima pagina del giornale. E con essa l’attenzione di numerosi
siti di ufologia sparsi nel mondo.
I due giovani avventurieri arrivarono a Big City in una calda e afosa giornata. Sistemarono il loro
sconquassatissimo furgoncino in un ampio piazzale poco distante dal centro. Non era certo un’area attrezzata
alla sosta ma erano convinti che nessuno avrebbe badato a loro. Si armarono di cartine, macchine
fotografiche, binocoli, tenda da campeggio per eventuale pernottamento, viveri di prima sopravvivenza e si
avviarono sui sentieri collinari che conducevano all’ormai leggendario luogo di avvistamento.
Piazzarono la loro canadese bluette provvisoriamente in un piacevole pianoro, sotto alcuni castagni secolari,
tanto per avere una base dove poter sistemare le loro cose. Quel pianoro distava pi di un’ora di cammino dal ù
paese e quindi dal loro veicolo. Poteva essere la base essenziale per le loro prossime incursioni. Quando ci si
perde dentro i propri sogni bambini ogni cautela viene annullata. Per loro tutto era proiettato alla possibilit di à
vedere realizzate le loro ingenue speranze.
In fondo la loro prima notte al pianoro pass pi piacevolmente di quanto la ragazza avesse temuto. La brezza ò ù
collinare rinvigoriva l’animo sfiancato dalla calura opprimente del giorno. La notte era stellata e una tenue
luce biancastra si sparpagliava sulla circoscritta radura rendendo meno paurosa la notte. E nel folto della
boscaglia i rumori cessarono come per magia. Solo qualche fischio sparuto di uccelli notturni. Anche gli echi
lontani del paesello si spensero in fretta, lasciandoli ai loro respiri. Presso la tenda il fal acceso, scoppiettava ò
con la legna secca che avevano senza fatica raccolto l intorno. Cantarono sommessi tutti i canti country che ì
conoscevano. La giovane ball attorno al fuoco liberandosi delle tensioni pomeridiane. Lui la guard ò ò
incantato, desiderandola ad ogni passo di danza. Fecero ripetutamente all’amore al chiarore tenue delle stelle,
ritrovando la loro proverbiale armonia.
Passati i bollori della passione Lady V. si mise indosso il camiciotto caki del suo amico, rimanendo
completamente nuda di sotto. Si accese una sigaretta e si appoggi su di un tronco spezzato al margine della ò
radura mentre il suo boy prese a sonnecchiare nel sacco a pelo. Il contatto del tronco ruvido sulla pelle delle
natiche la solletic ma le diede anche una nuova forza. Continu ad assaporare l’ultima sigaretta della ò ò
giornata, guardandosi intorno. D’un tratto gli parve di avere una sorta di visione. Tra gli alberi vide una
grande luce biancastra. Sobbalz . Fece alcuni passi in avanti, ferendosi i piedi nudi contro un invisibile ò
rametto spezzato. Quando, zoppicando, fu sola al centro della piccola radura guardò verso nord-ovest, verso il
“përtus” …

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… « Judicator che lo senno libero conservi, volersi tu possa lo pesare l’atrocit smisurata effettuata intro à
codesto ventre terreno ove, fors’io pel ultimo, e non certo pel amb to premio, scopriranno la morte, bench ì é
omai reputo la sola lieta liberazione, eserciti di disperanze. Vil cosa parrebbe celar questi pochi righi su sì
rozze travature ma non giammai ebbi altro arnese per denunziare rea cosa. Mentre vergo parole che Idio solo
sa se giammai verranno interpretate con esattezza, odo incessante lo inesausto fragore di questa flottiglia di
bestie selvaggie, inumate vive, trucidate disumanamente. Tentai, molti bui giorni or sono, un computo
sommario di quante, omai semi vite, vennero spazzate con disprezzo totale sotto lo guardo mio. Presto smarrii
lo conteggio, ultimato ch’ebbi la tavola ch’avevo utilizzato pei miei lavori, confuso da lo continuo orrore che
la morte procura. Centinaja o forse Due-centinaja potrebbero essere li sventurati che guardai, obbligatomi,
smembrarsi in questo cunicolo infernale. Qualunque altro supplizio par scolorare dianzi a codesto; e le
viscere de la nostra terra parvero similare a lo regno de lo dimonio, tanto tormento venne procurato. Acciò
appare codesto oscuro scavo, caparra de l’etterna dannazione. Et pensar ch’all’inizio ordini e idee piacquero
molto al signor Marchese tant’ che con solerte cura si premur di dar mandato a lo piggiore omo che mai è ò
nascesse, di accondiscendere lesto a li lavori. Un progetto presentato come argomento di ben disposta mente.
Io pure, pessimio pensatore, lo reputai d’utilit assoluta. Quale gravoso errore commisi nel valutar marginale à
la sicretezza! Un progetto sicretissimo cui niuno sarebbe sopravvissuto pena la perdita de lo sicreto stesso. Ma
non fu soltanto lo mantenimento de lo sicreto l’origine di tal delirio: fu anco la malvagit intrinseca di à
codesto piggior omo ch’io abbia giammai avuto modo di conoscere. La sua perfidia era insaziabile e godeva
ne l’infierire spietatamente. La sua anima nera trovava nutrimento ne l’imporre sofferenze a li altrui omini.
Possa un ultimio tribunale supremo aver pietas de li disperati che incontrarono smodate sofferenze quaggi ;ù
et anco de lo responsabile di cotanta dolenza … »
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… Il rombo di un tuono, secco e improvviso, rotol nel vallone, cogliendola di sorpresa. Sussult ò ò
appoggiandosi a un tronco. Sent il suo cuore dapprima rallentare bolso e poi riprendere a martellare frenetico. ì
Un rovo oppure un’ortica s’insinu sotto la gonna, irritandole il polpaccio. Il prurito doloroso la blocc e la ò ò
tensione nervosa aument . Cominci d’istinto a sfregarsi la pelle della gamba in maniera isterica e frenetica, ò ò
ferendosi ulteriormente. Un altro tuono improvviso le strapp un disperato urlo di spavento. Cominci a ò ò
singhiozzare. Chiam a gran voce il nomignolo del suo ragazzo, ottenendo in tutta risposta un altro boato. Si ò
pieg sulle ginocchia mentre le guance si rigavano di lacrime. Si credeva perduta. ò
All’ennesimo rimbombo lo sgomento si tramut in rabbia furibonda. Riprese ad avanzare inveendo contro di ò
tutto. Ce l’aveva su con il suo fidanzatino e con la sua bizzarra mania degli ufo, bench fosse anche la sua; ce é
l’aveva con il poeta montanaro, magari era lui il vero extraterrestre, in grado di controllare il tempo; ce
l’aveva con il cielo stesso cui chiedeva una tregua o al massimo una proroga di tempo. Ce l’aveva con se
stessa, che si lasciava coinvolgere in avventure così bislacche.
A un certo punto la paura e la rabbia si sfogarono in una risata isterica e per un attimo balenò nella sua mente
un nuovo pensiero strampalato. “Se planasse d’improvviso una benedetta navicella spaziale, potrebbe rapire
una furiosa ragazza terrestre che vaga alla cieca nella foresta alla ricerca di un coglione di ragazzo?” E le
scappò una risata.
Cominciarono a scendere alcuni goccioloni di pioggia. Enormi e violenti, ma ancora lenti e sporadici.
Valentina si arrestò all’istante. Il temporale di vento si stava trasformando in acquazzone. “Oh mio Dio! No!
Non ancora.” …


Alcune pagine estratte dal romanzo THE GOLDEN CARRIAGE di Giancarlo Chiarenza.

Romanzo d’esordio in eBook su www.dudag.com al costo di un euro.

 

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