Facemmo l’amore una notte di maggio. Intervista a Domenico Andrea Schiuma.

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“Facemmo l’amore una notte di maggio” è un libro di Domenico Andrea Schiuma, giovanissimo scrittore che abbiamo intervistato per voi.

Andrea, raccontaci di te ciò che vuoi.

Sono nato a Modugno il 07/05/1995. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, anche se questa è sbocciata definitivamente solo durante il liceo scientifico. Adesso frequento Scienze Politiche e il mio sogno è quello di diventare giornalista. Attualmente collaboro con una rivista locale di attualità, Nuovi Orientamenti, e una sportiva online, MondoPallone. Oltre a scrivere leggo molto (e del resto, le due cose sono collegate), suono la chitarra classica e guardo un mucchio di film, anche se ultimamente, in realtà, sono in fissa con Notre-Dame de Paris di Cocciante. Mi chiedo se riuscirò mai a levarmi quelle canzoni dalla testa. Adoro irrazionalmente i fiumi e le sfere di vetro (quelle con dentro la miniatura di un monumento e la neve), che colleziono, e bramo di imparare a suonare i bicchieri di cristallo.

Nonostante la tua giovane età, tratti di un tema particolare: la violenza sulle donne. Ti ha ispirato qualche episodio della realtà?

Fortunatamente nella mia famiglia non ho mai assistito ad episodi di violenza sulle donne. Farsi ispirare da un tema di questo genere è relativamente facile, dato che le notizie riguardanti ciò sono all’ordine del giorno. Nel mio romanzo non si tratta di uno dei temi principali, però influenza le vicende della storia, quello sì.

Che uomo pensi di essere e che tipo di uomo vorresti diventare?

Mi piacerebbe poter dire che sono una persona intelligente, brillante, simpatica e tante altre belle qualità. Ma lo sono? Non lo so, spetta più agli altri giudicare. Di certo mi piacerebbe poter dire in futuro di essere una persona con queste caratteristiche.

Qual è il tuo più grande sogno?

La mia passione principale è quella per il giornalismo. Mi piacerebbe entrare in questo mondo per poter cercare, nel mio piccolo, di cambiarlo. Il giornalismo che vorrei fare è un giornalismo onesto, schietto, super partes, e soprattutto veritiero. Perché molto spesso la verità vien storta dai grandi mass media. Ma chi storce la verità non è un giornalista, ma un venditore di notizie, e le due cose non corrispondo affatto.

Se potessi prendere il primo treno che passa, come fa Nicola, dove vorresti ti portasse?

Ho in mente una marea di luoghi che vorrei visitare, e so che non mi basterebbero dieci vite per poterlo fare. Mi affascinano la Spagna, i paesi dell’Estremo Oriente, l’America e certe isole caraibiche. In ogni caso, se potessi prendere il primo treno che passa, deciderei di recarmi in una città in cui posso fermarmi molto tempo. Molte volte infatti, viaggiando, ho l’impressione di apprendere solo le nozioni da turista. Viaggiare, conoscere un popolo con i suoi costumi e con la sua cultura, vuol dire ben altro.

Cosa è per te “scrivere”?

Scrivere è prima di tutto per me un piacere. Non mi fido di quelle persone che dicono di voler scrivere per comunicare un messaggio al resto del mondo: ci sarebbero tanti altri metodi per farlo, e allora perché scegliere la scrittura? Semplice: perché piace di più. Poi, certo, bisogna distinguere fra i vari tipi di scrittura: il giornalismo per me ha un senso diverso da quello che ha la narrativa. Siccome sul giornalismo mi sono già espresso, dirò la mia sulla narrativa. Narrare vuol dire creare un mondo, conoscendone le regole, per trasmettere emozioni e sensazioni a chi legge. Non lezioni. La “lezione” è nel senso critico e nel vissuto personale di ciascuno dei lettori, non nella storia. Le emozioni e le sensazioni, invece, dovrebbero essere più universali.


IL LIBRO: Il signor Nicola Mastrogiovanni vive un’infanzia difficile. A casa sua la madre, Rosalba, è sottomessa al marito, Simone, un uomo violento e insensibile. A causa del clima ostile che respira in casa, Nicola sviluppa grosse difficoltà a relazionarsi con gli altri bambini, per cui assume un vizio particolare: quello di origliare le loro conversazione e le loro storie. Quando viene licenziato, Simone scappa di casa, lasciando nei pasticci Rosalba e Nicola. I due riescono tuttavia a risollevarsi, e si crea fra loro un rapporto viscerale. Quando Rosalba muore, Nicola non riesce a superare la tristezza del lutto, così decide di intraprendere un viaggio verso la città destinazione del primo treno che passa. E quella città è Bari. Nel capoluogo pugliese Nicola, che non ha mai perso il vizio di origliare le storie degli altri, conosce in questo modo un’attrice diciassettenne, Natalia, che è stata da poco lasciata dal ragazzo, all’apparenza senza logici motivi. Natalia, per dare un senso alla vicenda, ha bisogno di incontrarsi e parlare col suo migliore amico, Federico, in una piazza a pochi metri dall’hotel dove alloggia Nicola. Mastrogiovanni si innamora della ragazza, ma si ritrova anche coinvolto nella misteriosa sparizione di un operaio da un paese della provincia. L’intreccio porta Nicola lontano da Bari, a riflettere sul suo passato in un’ottica nuova.


 

“Facemmo l’amore una notte di maggio”, edito da Lettere Animate nel 2015, è acquistabile qui:

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